26 marzo, 2010

“I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina” di A. Mazzeo


Da aprile sarà in libreria il mio lavoro “I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina” (Edizioni Alegre, Roma, costo 14 euro).

Il libro, sulla base di una documentazione che privilegia le fonti giudiziarie, fornisce una sistematizzazione di innumerevoli denunce e indagini sugli interessi criminali che ruotano attorno alla costruzione del Ponte sullo Stretto.

La prefazione è stata curata da Umberto Santino del Centro Siciliano di Documentazione Antimafia “Giuseppe Impastato”.

Spero che tu possa leggere il volume e promuoverlo tra amici, conoscenti, testate giornalistiche, ecc., per garantire la maggiore visibilità ai suoi contenuti.

Ti ringrazio tantissimo per l’attenzione e scusa per l’ “intrusione”.
Antonio Mazzeo

Dall’Introduzione de “I Padrini del Ponte. Affari di mafia sullo stretto di Messina”

Speculatori locali o d’oltreoceano; faccendieri di tutte le latitudini; piccoli, medi e grandi trafficanti; sovrani o aspiranti tali; amanti incalliti del gioco d’azzardo; accumulatori e dilapidatori di insperate fortune; frammassoni e cavalieri d’ogni ordine e grado; conservatori, liberali e finanche ex comunisti; banchieri, ingegneri ed editori; traghettatori di anime e costruttori di nefandezze. I portavoce del progresso, i signori dell’acciaio e del cemento, mantengono intatta la loro furia devastatrice di territori e ambiente. Manifestazioni di protesta, indagini e processi non sono serviti a vanificarne sogni e aspirazioni di grandezza. I padrini del Ponte, i mille affari di cosche e ’ndrine, animeranno ancora gli incubi di coloro che credono sia possibile comunicare senza cementificare, vivere senza distruggere, condividere senza dividere.

Agli artefici più o meno occulti del pluridecennale piano di trasformazione territoriale, urbana, ambientale e paesaggistica dello Stretto di Messina, abbiamo dedicato questo volume che, ne siamo consapevoli, esce con eccessivo ritardo. Ricostruire le trame e gli interessi, le alleanze e le complicità dei più chiacchierati fautori della megaopera, ci è sembrato tuttavia doveroso anche perché l’oblio genera mostri e di ecomostri nello Stretto ce ne sono già abbastanza. E perché non è possibile dimenticare che in vista dei flussi finanziari promessi ad una delle aree più fragili del pianeta, si sono potuti riorganizzare segmenti strategici della borghesia mafiosa in Calabria, Sicilia e nord America. Forse perché speriamo ancora, ingenuamente, che alla fine qualcuno avvii una vera inchiesta sull’intero iter del Ponte, ricostruendo innanzitutto le trame criminali che l’opera ha alimentato. Chiarendo, inoltre, l’entità degli sprechi perpetrati dalla società Stretto di Messina. Esaminando, infine, i gravi conflitti d’interesse nelle gare d’appalto ed i condizionamenti ideologici, leciti ed illeciti, esercitati dalle due-tre famiglie che governano le opere pubbliche in Italia.

Forse il recuperare alla memoria vicende complesse, più o meno lontane, potrà contribuire a fornire ulteriori spunti di riflessione a chi è chiamato a difendere il territorio dai saccheggi ricorrenti. Forse permetterà di comprendere meglio l’identità e la forza degli avversari e scoprire, magari, che dietro certi sponsor di dissennate cattedrali nel deserto troppo spesso si nascondono mercanti d’armi e condottieri delle guerre che insanguinano il mondo. È il volto moderno del capitale. Ribellarsi non è solo giusto. È una chance di sopravvivenza.

Scheda autore
Antonio Mazzeo, militante ecopacifista ed antimilitarista, ha pubblicato alcuni saggi sui temi della pace e della militarizzazione del territorio, sulla presenza mafiosa in Sicilia e sulle lotte internazionali a difesa dell’ambiente e dei diritti umani. Ha inoltre scritto numerose inchieste sull’interesse suscitato dal Ponte in Cosa Nostra, ricostruendo pure i gravi conflitti d’interesse che hanno caratterizzato l’intero iter progettuale. Con Antonello Mangano, ha pubblicato nel 2006, Il mostro sullo Stretto. Sette ottimi motivi per non costruire il Ponte (Edizioni Punto L, Ragusa).

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Honduras: Assassinato un altro membro della Resistenza

Lo scorso 23 marzo, tre uomini incappucciati hanno assassinato il professore e dirigente sindacale del settore Scuola, membro attivo del Fronte nazionale di resistenza popolare, Fnrp, José Manuel Flores Arguijo, sparandogli mentre stava dando lezione nell'Istituto San José del Pedregal a Tegucigalpa.

Quest'ennesimo brutale omicidio si inserisce all'interno di una campagna di terrore, fomentata dai corpi repressivi dello Stato honduregno a partire dal colpo di Stato del 28 giugno 2009, che è costata la vita a più di cinquanta membri della resistenza e la violazione dei diritti umani di migliaia di honduregni.

Ancora una volta, maestri, professori e docenti organizzati ed in resistenza piangono i loro morti e denunciano l'ondata repressiva contro i membri della Resistenza.

Il professore dell'Istituto San José del Pedregal e dirigente del Collegio dei professori di educazione media dell'Honduras, Copemh, José Manuel Flores Arguijo, è stato ucciso da uomini incappucciati con vari colpi di arma da fuoco alla schiena. Secondo una prima ricostruzione dei fatti, i membri di questi veri e propri squadroni della morte sarebbero entrati dal tetto e si sarebbero immediatamente diretti verso il professore, il quale non ha avuto il tempo né di difendersi, né di fuggire.

Secondo dichiarazioni di vari dirigenti del settore Scuola, questo nuovo omicidio farebbe parte di una campagna criminale che punta a sterminare in modo selettivo i membri della base sociale e popolare del Fnrp e i quadri sindacali intermedi che partecipano attivamente alle attività della Resistenza ed in modo particolare i membri delle organizzazioni del settore Scuola.

"L'omicidio di José Manuel Flores non è un fatto isolato, bensì una vera e propria strategia dei settori che hanno progettato e condotto il colpo di Stato - ha dichiarato a Sirel e alla Lista Informativa "Nicaragua y más" il presidente del Copemh, Eulogio Chávez -.

In Honduras hanno ormai riattivato il famigerato Battaglione 3-16 che durante gli anni 80 si è macchiato di ogni tipo di nefandezza, assassinando e facendo sparire dirigenti sindacali, leader dei movimenti operai, contadini e studenteschi. Ora stanno applicando la stessa strategia, gli stessi metodi, cercando di creare il terrore tra la popolazione in resistenza".

Secondo il dirigente, sono già cinque i maestri assassinati dallo scorso 28 giugno 2009, quattro dei quali appartenenti al Copemh.

"Il compagno José Manuel Flores Arguijo - ha continuato Chávez - partecipava attivamente alle attività della Resistenza e denunciava costantemente la corruzione nel Ministero dell'Educazione.

Stiamo vivendo una situazione che ci preoccupa molto e vogliamo inoltre denunciare che le istituzioni preposte, come la polizia o la Procura, non stanno facendo nulla per trovare i colpevoli di tutte queste morti e i responsabili delle migliaia di casi di violazioni ai diritti umani della popolazione honduregna", ha spiegato.

Durante la giornata del 25 marzo, il Fnrp ha convocato una marcia nella capitale per denunciare questo nuovo assassinio e per dare il proprio sostegno ai lavoratori e alle lavoratrici dell'Università Nazionale Autonoma dell'Honduras (UNAH) che stanno esigendo il rinnovo del contratto e aumenti salariali. Migliaia di honduregni marceranno anche per sostenere la lotta delle organizzazioni contadine che fanno parte del Movimento Unificato Contadino dell'Aguán (MUCA), che lottano per recuperare le terre che sono state usurpate loro dai latifondisti golpisti Miguel Facussé, René Morales e Reynaldo Canale e che rischiano di essere sgomberati violentemente dalle forze militari che si sono riconcentrate nella zona nord-orientale del paese.

"Questo governo ed i suoi apparati repressivi vogliono perseguitarci ed assassinarci. Vogliono creare il terrore affinché la popolazione non continui a partecipare alle attività della Resistenza. Nonostante ciò, non riuscirà a spaventarci e ogni giorno che passa è sempre di più la gente che prende coscienza e che si ribella alla repressione", ha concluso Chávez.

José Manuel Flores è il quinto attivista assassinato negli ultimi dieci giorni. Prima di lui sono caduti per mano di sicari Francisco Castillo, attivista della Resistenza e collaboratore di Padre Tamayo, i contadini membri del MUCA, José Antonio Cardoza e José Carias e il giornalista Nahum Palacios.

© (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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25 marzo, 2010

Mauricio Funes: il nuovo lacchè dell'amministrazione Obama in Centro America

www.voselsoberano.com - 21 marzo 2010

Roberto Iraheta - L'Indipendente, Ottawa, 5 marzo 2010

Questo venerdì in Guatemala ha preso definitivamente forma il ruolo triste e servile assegnato dall’amministrazione Obama al presidente salvadoregno Mauricio Funes.
Durante la riunione svoltasi con la Segretaria di Stato Hillary Clinton ed i rappresentanti del Centro America, Repubblica Dominicana e Belize, Funes ha reso pubblico il suo appoggio alla reintegrazione del nuovo governo honduregno di Pepe Lobo negli organismi regionali.
Il presidente salvadoregno, nella sua proposta di riconoscimento del governo Lobo, si è spinto tanto in là da affermare che il nuovo governo honduregno è stato scelto in “modo democratico e legittimo”.
Funes si dimentica che il 29 novembre 2009 un presidente democraticamente eletto e deposto da un colpo di stato si trovava in qualità di rifugiato nell'ambasciata del Brasile a Tegucigalpa, circondato da effettivi dell’esercito e sottoposto ad aggressioni psicologiche e fisiche per 68 giorni, includendo tra i metodi di tortura gas tossici, speciali apparecchiature soniche per privare del sonno gli occupanti dell'ambasciata, ecc.
Parimenti, il presidente salvadoregno si dimentica che quel giorno si perpetrarono 746 perquisizioni e violazioni di domicilio di dirigenti e membri della Resistenza Nazionale, senza ordine giudiziario; quel 29 novembre vennero eseguiti oltre cento arresti illegali; fu repressa violentemente una manifestazione pacifica a San Pedro Sula; si provocarono interferenze al segnale di Canal 36 per evitarne la libera informazione alla popolazione, mentre le restanti emittenti di proprietà dell'oligarchia golpista trasmettevano interviste agli elettori, con la preoccupazione di mostrare tranquillità ed affluenza ai seggi; quel 29 novembre si militarizzarono i centri di voto.
Il presidente Funes, nelle sue dichiarazioni di “riconoscimento del governo honduregno”, omette di menzionare l'ONG “Facciamo Democrazia”, facciata della CIA, e la sua partecipazione al finanziamento e frode elettorale: a tal punto che alle 20:30 ora di Tegucigalpa, tre ore e mezzo dopo la chiusura dei seggi elettorali, mentre i Magistrati del TSE non avevano ancora nemmeno idea delle cifre iniziali esaminate, già stavano convocando una conferenza stampa.
Mauricio Funes dimentica, nel suo saccheggio storico, di menzionare l'impresa fornitrice di servizi di telefonia mobile TIGO, ampiamente segnalata come ente attivo nella frode elettorale.
E’ singolare che il principale consigliere dell'impresa TIGO sia l'ex colonnello delle forze armate e capo degli squadroni della morte Billy Joya Amendola, che parallelamente fungeva da consulente in materia di sicurezza e repressione del governo golpista di Roberto Micheletti.
Potremmo continuare segnalando altri fatti, che non permettono di considerare quelle elezioni ed i loro risultati legali e democratici, come invece afferma il nuovo lacchè dell'amministrazione yankee in Centro America, Mauricio Funes, ma ci limiteremo a ribadire la notizia pubblicata il 1° dicembre 2009 sulla pagina Web http://consuladohondurasmontreal.blogspot.com/2009/12/atencion-ultimare-ora-hillary-clinton.html, secondo cui Hillary Clinton stava negoziando con Funes il riconoscimento del governo di Pepe Lobo, in cambio di un'estensione del TPS (Status di Permesso Temporaneo) per i salvadoregni residenti negli Stati Uniti.
Non stupisce, dunque, che il presidente salvadoregno Mauricio Funes diventi portabandiera della causa del riconoscimento e reintegrazione del governo golpista di Pepe Lobo negli organismi centroamericani, come primo passo per spingere nella stessa direzione, successivamente, i paesi membri dell'Organizzazione degli Stati Americani.
Più di una volta Hillary Clinton ha affermato di “preferire una soluzione centroamericana”, che l'imperialismo realizza sempre allo stesso modo: comprare funzionari servili ed opportunisti che aspirano a diventare leader della regione.
Mauricio Funes: benvenuto nel club dei lacchè!

http://elindependiente-canada.blogspot.com/

http://voselsoberano.com/v1/index.php?option=com_content&view=article&id=4700:mauricio-funes-el-nuevo-servil-de-la-administracion-obama-en-Centro America&catid=2:opinion

Tradotto da Adelina Bottero

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Resistenza honduregna denuncia ingerenza degli Stati Uniti

Resistencia 5 estrellas - Giovedì 18 Marzo 2010

Il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare (FNRP) ha denunciato che gli Stati Uniti, attraverso il loro ambasciatore, s’intromettono negli affari interni dell’Honduras e cercano di dividere il movimento che si è creato contro il colpo di stato. Uno dei leader del Fronte ha affermato che le persecuzioni sono aumentate e che “l'ambasciatore degli Stati Uniti sta dirigendo ministri, militari e lo stesso presidente”, Porfirio Lobo. (TeleSur)

L'ambasciatore degli Stati Uniti in Honduras, Hugo Llorens, sta “intervenendo negli affari interni del paese”, ha denunciato questo giovedì il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare (FNRP), aggiungendo che il diplomatico vuole dividere il movimento. “Stiamo vedendo come l'ambasciatore degli Stati Uniti stia già dirigendo ministri, militari e lo stesso presidente, ed intervenendo negli affari interni del paese”, ha assicurato Carlos H. Reyes, uno dei coordinatori del Fronte.

Il dirigente sindacale ha rivelato che si sono incrementate le persecuzioni e le campagne per indebolire il Fronte, da quando l'organizzazione si è manifestata come istanza politica di lotta per un’Assemblea Costituente.

Da parte sua, l’editoriale del quotidiano honduregno El Libertador, ha segnalato che così come faceva John Negroponte negli anni ‘80, Llorens governa dal Viale La Paz (dov’è situata l'ambasciata), fa politica, prende decisioni, ordina e cospira.

Il giornale fa riferimento alle riunioni svoltesi tra il diplomatico ed i membri del Partito Liberale e di altre organizzazioni con l'obiettivo di dividere il Fronte: “Il Fronte subisce in questi giorni gli attacchi del proconsole. La strategia è sempre la stessa: dìvide et ìmpera”.

Il FNRP ha segnalato recentemente mediante un comunicato che gli Stati Uniti, tramite il loro ambasciatore a Tegucigalpa, tentano di legittimare il governo di Porfirio Lobo, successore del regime di fatto. Si servono di un falso dialogo nazionale, per cercare di legalizzare il regime, rifiutato dalla maggioranza della popolazione.

“Llorens sta facendo un lavoro di divisione nel paese, pretende di spaccare la resistenza, ma il suo lavoro sporco non gli è riuscito bene”, ha dichiarato il coordinatore nazionale del Fronte, Juan Barahona.

Il 14 marzo scorso la Resistenza honduregna ha comunicato in un manifesto la continuazione della lotta “contro i golpisti ed i loro alleati nazionali ed internazionali, pertanto non riconosciamo il governo fraudolento di Porfirio Lobo”. Né rinunceranno all'installazione dell'Assemblea Nazionale Costituente Popolare e Democratica “dove sia riconosciuta ed integrata la diversità di pensiero e di lotte del popolo dell’Honduras”.

Il Fronte ha ribadito il non riconoscimento del governo Lobo ed il proposito di convocare una consultazione popolare per installare l’Assemblea Nazionale Costituente il 28 giugno, quando si compirà il primo anno dal colpo di stato militare, in seguito al quale assunse la presidenza di fatto Roberto Micheletti.

sabato 20 marzo 2010

Da: http://redsolhonduras.blogspot.com/

Tradotto da Adelina Bottero

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18 marzo, 2010

2° Incontro Nazionale per la Rifondazione dell’Honduras

Rifondare e costruire il potere popolare e costituente in Honduras

Giorgio Trucchi - Rel-UITA

Dal 12 al 14 marzo 2010 si è svolto a La Esperanza, nel dipartimento di Intibucá nel nord dell’Honduras, il 2° Incontro Nazionale per la Rifondazione dell’Honduras, cui hanno partecipato centinaia di delegati delle differenti organizzazioni sociali e politiche che compongono il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare (FNRP). Organizzato dal Movimento per la Rifondazione dell’Honduras, dal Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari ed Indigene dell’Honduras (COPINH), dal Movimento Ampio Per La Dignità e La Giustizia (MADJ) e dalle Femministe in Resistenza (FER), l’incontro è stato considerato un assoluto successo ed un ulteriore passo verso l'unità dei differenti settori che si sono opposti al colpo di Stato, proponendosi la rifondazione dell’Honduras e l'installazione di un’Assemblea Nazionale Costituente.

“Rifondare l’Honduras vuol dire riprendere a pensare e sognare come vogliamo il nostro paese, e strutturarne lo sviluppo per raggiungere l'obiettivo” ha detto a Sirel Bertha Caceres, coordinatrice nazionale del COPINH.

È un processo complesso che deve toccare tutti i settori e gli spazi della vita nazionale, coinvolgendoci a livello individuale e collettivo. Un percorso di trasformazione economica e politica di fronte alla cultura dominante, che favorisca il nostro popolo e che ci porti alla formazione di un Honduras con giustizia, umanità, solidarietà, sovranità, autodeterminazione ed equità.

Per raggiungere tale obiettivo i delegati hanno lavorato duramente, analizzando, dibattendo, esponendo strategie e proposte. Tutte le riflessioni ed i progetti presentati in questi due giorni verranno raccolti e socializzati in altre parti del paese, così come a livello internazionale”, ha spiegato la dirigente del COPINH.

Tre sono stati i temi trasversali che hanno accompagnato il lavoro sviluppato da oltre mille delegati: la rifondazione, la costruzione del potere popolare e del potere costituente, e come il popolo parteciperà alla sfida dell'installazione di un’Assemblea Nazionale Costituente Popolare e Democratica.

Molto emozionante e carica di simbolismo è stata anche la prova di redazione di una nuova Costituzione della Repubblica, attraverso un processo costituente cui hanno partecipato tutte e tutti i delegati.

“E’ stata una pratica molto importante e partecipata. Si sono formati 20 gruppi di lavoro, prendendo in esame i diversi aspetti che hanno a che vedere con la Costituzione, tra cui ad esempio il tema politico, il modello economico, i diritti umani, i diritti delle popolazioni indigene ed afrocaraibiche, il tema del lavoro, di genere” ha illustrato a Sirel Carlos H. Reyes, presidente di STIBYS.

Dopo un dibattito approfondito si sono man mano redatti i vari capitoli di una nuova Costituzione, ed è stato designato un Gruppo Direttivo che dirigerà l'Assemblea Nazionale Costituente, avendo come presidentessa eletta Bertha Oliva, del Comitato dei Familiari dei Detenuti Desaparecidos in Honduras (COFADEH).

“Coi delegati - ha continuato Reyes - si è parlato del potere costituente e del potere costituito, analizzando la necessità e l’urgenza di una convocazione dell’Assemblea Nazionale Costituente. Ci aspetta adesso un lavoro molto difficile, ma nel contempo si tratta di vita o morte per il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare.

Lavoreremo molto intensamente i prossimi due mesi e mezzo per arrivare ad una Consultazione Popolare il prossimo 28 giugno, data del colpo di stato. Ancora non abbiamo definito in quale modo la svolgeremo, ma sappiamo che è uno strumento che ci servirà non soltanto per avere un censimento della gente disposta ad appoggiare il processo costituente, ma anche per continuare il processo unitario, di mobilitazione ed organizzazione”, ha affermato il dirigente sindacale.

Per Carlos H. Reyes i settori golpisti sanno perfettamente che il FNRP è riuscito a mantenere e rafforzare l'unità tra movimenti sociali ed organizzazioni politiche, con l'obiettivo della presa del potere. Per questo motivo si sono incrementate la violenza selettiva contro i membri della Resistenza e le strategie per rompere quest’unità.

“Infine bisogna sottolineare che quest’incontro per la rifondazione dell’Honduras non si è chiuso - ha concluso Bertha Caceres - L'assemblea ha espresso la necessità di mantenere aperto il processo di riflessione e costruzione cominciato alcune settimane prima del colpo di stato e continuato in questi tre giorni. Si è trattato di un apprendistato molto arricchente per tutti e tutte, promotore di dibattito e di processi, in cui la presenza e la proposta delle donne è stata di grande rilievo”.

Fonte:
http://www.rel-uita.org/internacional/honduras/democradura/hacia_la_refundacion_de_honduras-2.htm

Da : http://www.rebelion.org/noticia.php?id=102340

Tradotto da Adelina Bottero

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17 marzo, 2010

Roberto Micheletti non potrà entrare in Nicaragua

Il governo del Nicaragua ha rovinato i piani dell'ex presidente di fatto dell'Honduras, Roberto Micheletti, convinto di potere raccogliere l'invito del Partito liberale costituzionalista, Plc, per partecipare il prossimo 21 marzo ad un'attività nella città di Boaco, nella zona centrale del Nicaragua.

Nella lettera inviata dalla direttrice dell'Ufficio Immigrazioni, María Antonieta Novoa Salinas, al suo omologo in Honduras, il governo del Nicaragua ha informato che "al cittadino di nazionalità honduregna Roberto Micheletti Bain, è vietata l'entrata in territorio nicaraguense ed è stato segnalato a tutte le autorità migratorie del nostro paese in tutte le frontiere, siano esse aeree, marittime e terrestri".

Secondo il testo della lettera, questo Ufficio "prenderà le misure necessarie nel caso in cui il cittadino in oggetto si presenti ad uno dei posti di frontiera del paese".

Micheletti era stato invitato dal Plc in qualità di vicepresidente dell'Internazionale Liberale, per partecipare ad un atto in commemorazione del comandante della Contra ed ex membro della Guardia Nazionale del dittatore Anastasio Somoza, Enrique Bermúdez, assassinato da sconosciuti all'inizio degli anni 90. In questa occasione, Micheletti sarebbe stato insignito con l'onoreficenza dell'Ordine "José Santos Zelaya", massima distinzione del partito d'opposizione

Tuttavia, dirigenti del Plc hanno spiegato che il vero obiettivo sarebbe stato quello di coinvolgere l'ex presidente di fatto nello sforzo per raggruppare ed unire le varie forze liberali disperse in vari partiti, per creare un unico fronte d'opposizione in vista delle elezioni nazionali del 2011.

Vista da quest'ottica, è quindi comprensibile l'esagerata reazione dei principali dirigenti del Plc e del rappresentante regionale della Fondazione "Friedrick Naumann", Christian Lüth, braccio politico dell'Internazionale Liberale e una delle organizzazioni impegnate a contrastare e combattere i processi di unità latinoamericana e l'operato dei governi progressisti della regione (http://www.resistenze.org/sito/os/mp/osmp9a23-004392.htm)

Secondo Lüth, questa decisione del governo nicaraguense provocherà una dura reazione da parte dei governi europei e della stessa Unione Europea, prospettando catastrofiche conseguenze di tipo economico e politico.

Allo stesso modo, l'ex ministro degli Esteri ed attuale presidente della Commissione Esteri del Parlamento, Francisco Aguirre Sacasa, ha detto che "c'è un gran malessere nel Plc per questa decisione del governo ed interpelleremo la ministra degli Interni e la direttrice dell'Ufficio Immigrazioni, affinché ci spieghino perché sia stato negato l'accesso all'ex presidente Micheletti" .

"Micheletti - ha continuato - è una delle persone che maggiormente hanno contribuito a preservare la democrazia rappresentativa in Honduras e non ha commesso nessun delitto né in Nicaragua, nè in altri paesi".

L'ex ministro si è detto dispiaciuto del fatto che nella lettera non venisse spiegato di quali delitti si accusa l'ex presidente di fatto. "È per questo che considero questa decisione incompatibile con lo spirito dello Stato di Diritto e dell'integrazione centroamericana", ha concluso.

La decisione del governo nicaraguense è invece stata spiegata in modo molto chiaro dal ministro degli Esteri, Samuel Santos. "Per capire questa decisione dobbiamo fare un passo indietro e ripensare a ciò che è successo in Honduras. Questo signor Micheletti è un golpista ed è stato condannato e ripudiato dal mondo intero, per essere uno dei principali protagonisti del colpo di Stato", ha detto.

Per Santos, la decisione del governo "è ragionevole", perché in Honduras sono stati violati e si continuano a violare i diritti umani di "tutte quelle persone che si sono opposte al colpo e che hanno difeso il diritto del popolo honduregno a decidere il proprio destino".

Il ministro ha anche fatto sapere che Micheletti sarà sempre considerato un golpista dal suo governo "indipendentemente da una possibile futura normalizzazione delle relazioni tra Honduras e la comunità internazionale".

Sorpreso

In Honduras, l'ex presidente di fatto si è dichiarato sorpreso da questa decisione. "Ero contento perché in Nicaragua avrei iniziato il mio lavoro come vicepresidente dell'Internazionale Liberale, ma (il presidente del Nicaragua, Daniel) Ortega mi ha proibito l'entrata ed io rispetto le leggi".

Roberto Micheletti ha negato la veridicità delle accuse presentate da importanti organizzazioni nazionali ed internazionali che lo responsabilizzano per la repressione e gli omicidi selettivi accaduti durante il suo regime di fatto. "Io ho la coscienza tranquilla perché non ho commesso nessun delitto", ha dichiarato.

Per impedire qualsiasi altro tentativo di entrare al paese, il Movimento Sociale Nicaraguense "Otro Mundo es Posible" ed altre organizzazioni hanno annunciato che nei prossimi giorni presenteranno alla Procura del Nicaragua una denuncia contro Roberto Micheletti per delitti di lesa umanità.

Honduras: è ancora violenza

Mentre continuano gli sforzi da parte di buona parte della comunità internazionale per normalizzare le relazioni con il paese centroamericano - i presidenti di Guatemala ed El Salvador si sono riuniti nei giorni scorsi con Porfirio Lobo per normalizzare le relazioni politiche ed economiche ed hanno chiesto agli organismi finanziari internazionali di riattivare il flusso dei finanziamenti e le linee di credito-, in Honduras continua la violenza sistematica contro i membri della Resistenza.

La notte di domenica 14 marzo è stato assassinato il giornalista Nahum Palacios, direttore di Canale 5. Pochi giorni prima, l'11 marzo, era stato ucciso David Meza Montecinos, giornalista di Radio El Patio e corrispondente di Radio America e del radiogiornale "Abriendo Brecha".

Contro Palacios sono stati esplosi più di 40 colpi di AK-47, 28 dei quali lo hanno raggiunto, ferendo gravemente anche le persone che lo accompagnavano nell'auto.

Nahum Palacios era stato arrestato e perseguitato dall'esercito durante i giorni del colpo di Stato, accusato di promuovere l'insurrezione e l'alterazione dell'ordine attraverso i suoi programmi. A causa di questi fatti, la Commissione interamericana dei diritti umani, Cidh, aveva chiesto allo Stato honduregno la protezione di Palacios, cosa mai avvenuta.

Negli ultimi tempi, il giornalista assassinato aveva seguito in modo particolare il conflitto agrario nella zona del Bajo Aguán, dove migliaia di contadini legati al Movimento unificato contadino dell'Aguán, Muca, hanno iniziato un'azione di "recupero" di decine di migliaia di ettari di terra, usurpati dai latifondisti e produttori di palma africana legati ai settori golpisti, Miguel Facussé Barjum, René Morales e Reynaldo Canales.

Al recente viaggio in America Latina della segretaria di Stato nordamericana, Hillary Clinton, per convincere i governi del continente ad accettare e promuovere il ritorno dell'Honduras all'interno delle organizzazioni ed istanze internazionali, si è aggiunta la decisione dell'Unione Europea di riaccettare la presenza honduregna nelle negoziazioni dell'Accordo di Associazione tra Unione Europea e Centroamerica.

Alla luce di quanto sta accadendo nel paese centroamericano, queste politiche espresse da due principali blocchi politici ed economici a livello mondiale sono un insulto alla memoria di Nahum Palacios, delle decine di membri della Resistenza assassinati durante e dopo il colpo di Stato e delle migliaia di honduregni ed honduregne i cui diritti umani sono stati violati a partire dal 28 giugno 2009.

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Di nuovo problemi per ''L'isola dei Famosi''

Indignazione garifuna per le offese ricevute
durante "L'isola dei famosi"
Magnolia SpA porge le sue scuse e inveisce per le domande sul modello che esporta nel mondo

Il programma RAI "L'Isola dei Famosi" è una volta ancora al centro dell'attenzione ed in mezzo alle polemiche.
Questa volta si tratta della popolazione garifuna della costa caribeña del Nicaragua ad insorgere, per le censurabili dichiarazioni dello scrittore Aldo Busi durante la puntata del 3 marzo 2010, al riferirsi all'isola in cui si sta svolgendo il programma.

Durante questa puntata, lo scrittore ha detto che "A proposito dell'isolotto su cui siamo stati scagliati, sia a Milano, sia qui c'è stato ripetuto quanto bella sarebbe stata questa isola per flora e per fauna, con un grande mare turchese. Ci è stata presentata come una grande signora in un ambiente elegante e siamo capitati presso una barbona dentro una latrina. Non si è potuto fare il bagno - ha continuato Busi - perché l'acqua è piena di alghe, tutte le palme sono state tranciate, ci sono segni di bivacchi precedenti, lattine, bambole di plastica, non c'è un fiore".


Ha poi continuato, senza minimamente pensare agli effetti che avrebbe potuto provocare sulla popolazione locale, fortemente legata alla propria terra, cultura, usi e costumi, "La barriera corallina è pericolosissima parché è torbida e nessuno può pescare e nessuno ha osato allontanarsi di un metro da riva perché non si vede nulla. E' da venerdì che lancio messaggi per parlare con la produzione parché non capisco come si sia voluto portare me qui. Se uno mi dice 'Busi vai in una latrina' mi può anche andare bene, visto che ci ho passato la gioventù a battere, ma se uno mi dice 'Busi vai in un Paradiso' e poi mi trovo in un cesso...".
Non contento, ha infine chiosato "È una pattumiera dove chiunque è andato a fare i suoi porci comodi probabilmente per decenni e quindi non è stata neanche bonificata. Ribadisco il concetto: io resto qui, ma non su quell'isola".

Immediata la reazione del governo nicaraguense, ma soprattutto della popolazione garifuna, la quale è insorta minacciosamente contro i 120 italiani che da qualche settimana s'aggirano sui cayos nicaraguensi e a Corn Island o Isla del Maíz. Secondo varie indiscrezioni ci sarebbero state colluttazioni con membri dello staff de "L'Isola dei famosi", sono usciti anche machetes e la ferma intenzione di non volere più vedere italiani nel posto.

La rettifica

Durante una conferenza stampa indetta per chiarire l'episodio, il direttore dell'Istituto del Turismo, Mario Salinas, ha informato i presenti di avere chiesto immediate spiegazioni a Magnolia SpA, dato che il personale di questa impresa conosceva perfettamente il posto in cui si sarebbe svolta la trasmissione.
In un comunicato redatto in italiano e tradotto in modo improvvisato durante la sua lettura, rendendolo pressoché incomprensibile ai mezzi d'informazione nazionali ed alle autorità presenti, il direttore esecutivo di Magnolia SpA, Francesco Pucci, si è distanziato dalle dichiarazioni di Aldo Busi ed ha presentato le scuse della compagnia alla popolazione nicaraguense e soprattutto, a quella della zona atlantica.

"Dopo le dichiarazioni del concorrente della trasmissione "L'Isola dei famosi", tutto lo staff di Magnolia si rivolge con grande umiltà alla popolazione nicaraguense e porge le sue scuse, in modo particolare agli abitanti di Corn Island. Le dichiarazioni di Aldo Busi non corrispondono nel modo più assoluto all'opinione che lo staff di Magnolia ha degli abitanti di Corn Island".

Cercando di giustificare in parte l'accaduto, Pucci ha detto che la dichiarazione di Busi sarebbe derivata "dallo stato di stress molto forte e di pressione a cui è sottoposto per la natura stessa del programma", riconoscendo allo stesso tempo che sarebbe riconducibile anche "alla personalità presuntuosa e irrispettosa del concorrente, volta a cambiare il meccanismo del programma e che nulla ha a che fare con il paese che sta ospitando il programma".

Il comunicato si conclude raccogliendo le dichiarazioni della conduttrice del programma, la quale si è espressa in modo entusiasta dell'isola e del paese in generale. Lo stesso Aldo Busi ha poi ritrattato quanto detto, lanciandosi in una descrizione paradisiaca del Nicaragua e di Corn Island.ed invitando gli italiani a recarsi in Nicaragua,"dove c'è gente ospitale e gentile". A questo punto e con statistiche alla mano giunte fresche in busta chiusa nelle mani di Pucci, sarebbero stati circa 15 milioni gli italiani (poco dopo ha detto 18 milioni) che avrebbero seguito il dietro front dello scrittore lo scorso 10 marzo.

Sarà sufficiente per calmare le ire delle popolazioni locali?

Per il sindaco di Corn Island, Cleveland Webster, le cose non sono però così semplici. "Il popolo di Corn Island si è indignato per quanto accaduto ed ha chiesto che Magnolia e questa persona (Busi) rettifichino le cose vergognose dette sul mio popolo. Il mio popolo - ha continuato Webster - è così umile che quando arrivano ospiti lasciamo loro il nostro letto e dormiamo per terra. Non meritavamo questo tipo di manifestazione e quindi nello stesso modo in cui hanno macchiato il nome di Corn Island, ora lo devono pulire.

Il mio popolo non ha problemi con gli italiani del programma, ma queste due persone che hanno detto quelle cose non le vogliamo lì. Ora ho bisogno di una copia del comunicato di Magnolia in spagnolo per presentarlo alla gente, ma per essere sincero il popolo di Corn Island si sente offeso per queste menzogne.

Noi abbiamo bisogno del turismo, ma con queste dichiarazioni la gente si è sentita offesa e come sindaco devo controllare che nessuno venga sull'isola ad offendere la popolazione. C'è stato un episodio di violenza, un ragazzo che magari non sapeva come esprimere ciò che sentiva ed ha reagito in questo modo, ma noi non possiamo combattere la violenza con la violenza. Vogliamo la pace, convivere con questa gente e come sindaco mi farò carico di calmare la gente", ha concluso.

Le domande scomode

Dopo avere ricordato al direttore esecutivo di Magnolia SpA i problemi già avuti dal programma in Honduras (http://lisolaeilmattone.blogspot.com/), la Lista Informativa "Nicaragua y más" ha chiesto se non credesse che questo tipo di programma e di modello preconfezionato per il pubblico italiano, calato dall'alto in realtà particolari profondamente legate al proprio territorio, non potesse costituire un problema per le popolazioni locali.

La veemente e quanto mai scomposta risposta di Pucci ha lasciato perplessi i presenti. "La cosa migliore è che la stampa è libera e chiunque può dire ciò che vuole - ha detto il direttore esecutivo di Magnolia -.
Ciò che ha detto non è assolutamente vero e l'unico problema avuto non è un problema del programma, che funziona bene e con moltissimi spettatori, ma un problema molto piccolo che magari interessa qualche persona perché arriviamo con un apparato tecnico molto grande".

In un crescendo di toni e di nervosismo, Pucci ha poi invitato la Lista Informativa "Nicaragua y más" a chiedere informazioni e referenze al presidente dell'Honduras (Manuel Zelaya?), all'ex ministro del Turismo ed all'attuale governo sull'esperienza di Magnolia in Honduras..

"Ciò che ha detto non è vero - ha insistito Pucci -, non ha informazioni precise. I garifuna hanno una buonissima opinione di noi e lei non sa che cosa Magnolia ha fatto per queste popolazioni. Non conosce proprio niente, d'informazione non sa niente", ha concluso sempre più alterato per la scomoda domanda a cui, alla fine, non ha risposto.

Cosa avevano detto i garifuna honduregni

Durante la sua visita in Italia nel 2007, Alfredo López, leader comunitario, presidente del Patronato della comunità di Triunfo de la Cruz, membro attivo della Organización Fraternal Negra Hondureña, Ofraneh, una delle più importanti organizzazioni del popolo garifuna, la cui militanza in difesa dei diritti delle popolazioni afrocaribeñas e contro progetti di speculazione di edilizia turistica gli è costata sette anni di ingiusta carcere, aveva detto che "Le zone dove vivono le troupe e dove si gira lo show sono presidiate dalla polizia e dall’esercito dell’Honduras. Non siamo liberi di spostarci sulla nostra terra, perché ci sono zone dove è stato proibito l’ingresso. Inoltre, i movimenti delle barche e le attrezzature televisive spaventano la fauna delle lagune, come le tartarughe marine. E poi – ha continuato – è terribile vedere un tale spreco di denaro in una regione depressa come la nostra".

Il Collettivo Italia Centro America (CICA) aveva invitato López per una serie di incontri in cui si denunciava la costruzione di un mega complesso turistico nella zona di Bahía de Tela, non molto lontano da dove si svolgeva "L'Isola dei Famosi", ed in cui era coinvolta l'impresa italiana Astaldi.

Questo è quanto veniva scritto da Enzo Mangini sulla rivista Carta (http://www.carta.org/campagne/ambiente/11446).

"Dietro le avventure dei naufraghi finti, il reality show nasconde la realtà: a pochi chilometri da Cayo Cochino, dove sono esiliati i «famosi» dello show di Magnolia-RaiDue, vive la maggior parte del popolo indigeno garifuna. Trecentocinquantamila persone, in 46 comunità sparse lungo la costa atlantica dell’Honduras. "Non sono più 46 ma 45 – dice Alfredo Lopez, un rappresentante dell’Organizacion fraternal de los pueblos negros de Honduras [Ofraneh] – pochi giorni fa la comunità di Miami è praticamente scomparsa". I 150 abitanti del villaggio sono stati accolti nelle comunità vicine, attorno a Cayo Cochino e alla Baia de Tela. Miami è, anzi era, una delle comunità al centro del progetto di «sviluppo» turistico di Baia de Tela, promosso dalla multinazionale edilizia italiana Astaldi. La baia è a pochi chilometri dalla fascia costiera ricca di mangrovie e paesaggi affascinanti dove si sono accampate le troupe dell’Isola dei famosi. Uno spot lungo mesi per lanciare il «turismo» italiano in Honduras e quindi creare la domanda che Astaldi, con il suo progetto di resort ad alto impatto ambientale, è pronta a soddisfare (...).

(...) Lopez ha tenuto oggi una conferenza stampa al senato, assieme a Luca Martinelli, di Mani Tese, che assieme ad altre associazioni sta promuovendo la campagna «L’isola e il mattone» [www.lisolaeilmattone.blogspot.com]. I lavori nella Baia de Tela procedono un po’ più lentamente di quanto l’impresa e il governo vorrebbero. Le proteste dei garifuna e l’attenzione che la vicenda sta ottenendo dalla stampa, anche internazionale, hanno rallentato le ruspe.
Il progetto di resort «Los micos» prevede quattro hotel di lusso, 256 ville, un campo da golf, un centro ippico e un centro commerciale per una superficie totale di 300 ettari. Per costruire il campo da golf verrà interrata una laguna protetta dalla Convenzione internazionale per la protezione delle paludi. Secondo Astaldi è un progetto che porterà lavoro e sviluppo nella zona. "Conosciamo Astaldi da molto tempo – risponde Lopez – e non ci fidiamo di quello che dicono. In altri casi, hanno portato la manodopera da fuori. Alle comunità indigene del posto non rimarrà nulla. Verranno cancellate, come Miami".

© (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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12 marzo, 2010

FRONTE NAZIONALE DI RESISTENZA POPOLARE

Comunicato n° 51

Il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare comunica alla popolazione honduregna e alla comunità internazionale:

1) Annunciamo la realizzazione di una consulta nazionale per convocare l'Assemblea Nazionale Costituente Includente e Popolare. La convocazione è fissata per il 28 giugno 2010, giorno in cui si compirà un anno dal colpo di stato, e rappresenterà la volontà improrogabile del popolo a costruire vera democrazia e a trasformare il sistema d’ingiustizia e repressione installato dall'oligarchia.

2) Condanniamo l'ingerenza del governo degli Stati Uniti negli affari interni del nostro paese, portata avanti attraverso il suo ambasciatore, che in modo schifoso tenta di dare un faccia di legittimità al regime di fatto, mediante un falso dialogo nazionale che ignora il rifiuto maggioritario della popolazione alla dittatura.

3) Allertiamo le organizzazioni dei diritti umani e la comunità internazionale riguardo alla grave situazione in cui si trovano i nostri compagni e compagne del Movimento Unificato Contadino dell’Aguàn (MUCA), contro cui si sta portando avanti una campagna mediatica e politica per screditarne la giusta lotta per il diritto al lavoro.

Riteniamo responsabili Miguel Facussé Barjum ed il regime di fatto di Porfirio Lobo per qualunque atto di violenza scatenato contro questa comunità contadina.

Allo stesso modo denunciamo i mezzi d’informazione dell'oligarchia, specialmente i quotidiani “La Prensa” ed “El Haraldo”, di proprietà di Jorge Canahuati Larach, ed i canali televisivi della Compagnia di Televicentro, proprietà di Rafael Ferrari, che pretendono di far passare per terroristi le famiglie dei lavoratori e i dirigenti popolari.

4) Ribadiamo che il FNRP respinge l'offensiva che il regime di fatto intraprende contro la classe lavoratrice ed i suoi rappresentanti. Esigiamo che si rispetti lo statuto sindacale dei nostri compagni e compagne del Sindacato dei Lavoratori dell'Università Nazionale Autonoma dell’Honduras.

5) Convochiamo il Secondo Incontro per la Rifondazione dell’Honduras, che si svolgerà nella città di La Esperanza nei giorni 12 e 14 marzo. Nell’evento si continueranno le attività per progettare ed esigere l'Assemblea Nazionale Costituente.

Resistiamo e Vinceremo!

Tegucigalpa, 4 marzo 2010

http://voselsoberano.com/v1 /

Tradotto da Adelina Bottero

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HONDURAS: OCCHIO, COMPAGNI DELLA RETE!!!

Compagne e compagni,

è sommamente inusuale, strano, inedito e davvero incredibile che un mezzo d’informazione come “La Prensa” maneggi - come fosse un documento di sua proprietà - un rapporto dei servizi segreti dell'esercito. Non sarà il contrario? Non sarà l'esercito a far scivolare in quelle pagine i contenuti “psicosociali” che gli interessa diffondere, con l’intento di “preparare l'opinione pubblica” e giustificare la violenta repressione, con sequela di morti e arresti, che si sta preparando ad effettuare nel Bajo Aguan?

Non sarà che i proprietari terrieri, i cui nomi abbiamo segnalato decine di volte, hanno puntato gli occhi avidi su queste terre e le esigono libere da contadini? Ormai non san più che fare. Son pazzi di bramosia. Fino al punto di voler implicare in quell’ipotetica “cellula” (gruppo composto da non più di sei persone) un concetto non politico, ma filosofico: la Teologia della Liberazione. Oltretutto hanno l’ardire di coinvolgere la Resistenza, movimento civile, pacifico, di massa, nel presunto complotto per installare nella zona un fronte narco-guerrigliero.

Che questo “Lupo” si scelga un altro osso (n.d.t. :riferito a Pepe “Lobo”). Siamo già maggiorenni e vaccinati contro lo spavento. Intensifichiamo al massimo la vigilanza nella zona. Non permettiamo che la violenza ufficiale e paramilitare continui a strappare la vita ai nostri fratelli contadini.

Igor Calvo

N.B.: Vale la pena leggere l’articolo che segue. E’ zeppo di bugie, inesattezze e di tendenzioso interesse a marchiare come violento un movimento rivendicativo di carattere strettamente sociale. Fate molta attenzione, siate molto guardinghi, che questo ci suona come preparazione ad una prossima terra bruciata. L'abbiamo visto fare in altri paesi: Colombia, Perù, Guatemala, Messico, solo per citarne alcuni.

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Occhio, compagni della rete, a quest’informazione preoccupante pubblicata su “La Prensa” e reinviata da un internauta.


CELLULA GUERRIGLIERA SI ARMA NEL BAJO AGUÁN
Un rapporto dei servizi segreti militari in mano a “La Prensa”
avverte che può scoppiare una nuova crisi

28 febbraio 2010 - redaccion@laprensa.hn - San Pedro Sula, Honduras
Appoggio dei movimenti di sinistra, addestramento da parte della guerriglia colombiana e finanziamento strategico attraverso il narcotraffico: ecco ciò che sta dietro, secondo una rapporto dei servizi segreti in mano a “La Prensa”, ai gruppi contadini che continuano ad occupare diversi possedimenti di palma africana nel Bajo Aguán, dipartimento di Colòn.
“Vari membri di queste organizzazioni corporative, le più radicali, hanno stretto un'alleanza strategica col narcotraffico della zona per ottenere protezione, risorse economiche ed armi per le loro attività; in cambio, i narcotrafficanti investono in un progetto politico che, una volta realizzato, darà loro completa libertà di manovra in Honduras”, si afferma nel rapporto.
Il sostegno e l’indottrinamento di questi gruppi contadini armati viene da “una struttura installata nella regione, che va dalle organizzazioni non governative di taglio socialista, ai sacerdoti dell'ordine dei gesuiti che proclamano la teologia della liberazione in ogni comunità, dai dirigenti dell’istruzione ed insegnanti radicali di sinistra, fino ai mezzi d’informazione locali partigiani d’ideologie comuniste”.
Il documento spiega che, durante l’attuazione della riforma agraria, in questa regione spopolata del paese furono organizzate diverse cooperative contadine; la più grande era Coapalma, creata nel 1981 e dedita alla produzione di palma africana.
“Questa cooperativa agraria, nel suo momento migliore, monopolizzò tale titolo in tutto il paese agglutinando 54 cooperative di contadini, finché la corruzione interna e l'incapacità amministrativa li portò nel 1993 a cederla pezzo per pezzo. Coapalma venne venduta per la maggior parte alle imprese Agropalma del nicaraguense René Morales ed all'Esportatrice dell'Atlantico di Miguel Facussé. Da alcuni anni a questa parte, dato il grande successo di questa coltivazione, il cui prezzo è salito del 500 % negli ultimi 15 anni, alcuni membri delle originarie cooperative contadine pretendono di recuperarne le terre, adducendo che furono pagate loro pochissimo”.
I fatti
“Dal mese di dicembre, al declino della crisi politica, i gruppi di agricoltori ed in particolare quelli appartenenti al Movimento Unito dei Contadini dell’Aguàn (MUCA), appoggiati dalla suddetta resistenza, si sono riproposti di riprendersi le terre ed hanno invaso una ventina d’aziende agricole appartenute all’originaria Coapalma, di cui alcune fra le più importanti sono: Despertar, San Esteban, Trinidad, Suyapa, Guanchías, Buenos Amigos e Tarros”, spiega la relazione, rivelando una serie di dati relativi al conflitto che si vive nel Bajo Aguán.
“È un dato di fatto che possiedano armi di grosso calibro e che siano disposti ad usarle, come si è verificato in alcuni scontri con le forze dell'ordine. Tutta questa situazione ha danneggiato l'economia regionale, causando quotidianamente alle imprese perdite di migliaia di dollari, facendo fuggire gli investitori stranieri ed accrescendo la sensazione d’insicurezza e fragilità politica nella regione e nel paese”. Stando al rapporto, questi gruppi di coltivatori mantengono posti di vigilanza alle entrate delle proprietà e posti d’osservazione all’interno delle piantagioni di palma; possiedono carabine 12, fucili calibro 308 e pistole di vari calibri”.
Così attesta il documento: “Si è avuta informazione che Miguel Fúnez Molina, appartenente al gruppo contadino MUCA e residente nella cooperativa Los Leones del Bajo Aguán, ha dichiarato che si stanno procurando armi per organizzare una sovversione, seguendo le indicazioni di Rafael Alegría, e stanno aspettando alcuni istruttori delle FARC per addestrarsi all’uso di granate ed armi”. Su Fúnez Molina pendono vari ordini di cattura come sospetto capo di una banda di sequestratori operante nella regione.
Le organizzazioni
“Grazie all'assistenza che hanno i dirigenti del magistero nel dipartimento e alla loro adesione alla cosiddetta “resistenza”, il corpo docente è stato il principale ariete contro il Governo. Ora, alcuni minacciano di non cominciare le lezioni finché non verranno agevolati i pagamenti ritardati agli insegnanti. Anche il fallimento dei negoziati per il salario minimo potrebbe far esplodere una nuova crisi. Tuttavia, si è scoperto che esistono serie divisioni all’interno della corporazione del magistero e che una parte significativa di docenti è parzialmente o totalmente contraria ai dirigenti. In conclusione, crediamo che si manterranno ai margini delle lotte contadine”.
Le formazioni sindacali nel dipartimento di Colòn, coordinate dal Comitato di Organizzazioni Popolari dell'Aguán (COPA), sono state molto attive a favore della resistenza durante la crisi politica, ma hanno desistito dalle manifestazioni pubbliche con l’avvio del processo elettorale. Fino a questo momento hanno appoggiato le azioni del MUCA attraverso i mezzi d’informazione locali, ma non hanno compiuto atti concreti. Riguardo al settore religioso, il rapporto indica: “Autorità della Chiesa Cattolica hanno forti legami nel dipartimento con le associazioni di coltivatori, ufficialmente col proposito di promuovere gruppi ambientalisti ed etnici, ma si crede, in realtà, anche per rafforzare il loro partito, la Democrazia Cristiana”.
“È importante rimarcare che l'ordine cattolico dominante del dipartimento è quello dei gesuiti, seguaci della teologia della liberazione, la quale è una visione marxista del vangelo. Da quest’ordine sono usciti tutti i sacerdoti guerriglieri dalla Chiesa, incluso Guadalupe Carney”, segnala il rapporto, già in mano alle autorità superiori del governo.

http://redsolhonduras.blogspot.com/

Tradotto da Adelina Bottero

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08 marzo, 2010

Solidarietà internazionale con ANAIRC

COMUNICATO STAMPA

Il prossimo 9 marzo si compie un anno dall'inizio della protesta a Managua degli ex lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero e vedove affiliate alla Asociación de Afectados por Insuficiencia Renal Crónica (ANAIRC), i quali continuano a lottare affinché si apra un tavolo di trattativa con l'impresa Nicaragua Sugar Estates Ltd., proprietaria del complesso agroindustriale Ingenio San Antonio e integrante del Grupo Pellas, per potere ricevere un risarcimento per i danni causati alla loro salute.
All'interno dello sforzo per rilanciare la campagna internazionale di sostegno alla lotta della ANAIRC, 43 organizzazioni nazionali ed internazionali hanno riaffirmato con un comunicato il loro sostegno agli ex lavoratori ed hanno chiesto alla Nicaragua Sugar Estates Ltd. che si responsabilizzi per i danni causati.
Il Movimiento Social Nicaragüense “Otro Mundo es Posible” informa e denuncia allo stesso tempo che i due quotidiani di circolazione nazionale che esistono in Nicaragua, i giornali LA PRENSA ed EL NUEVO DIARIO, si sono negati a pubblicare detto comunicato come Pubblicazione a Pagamento, cosa che ci eravamo ripromessi di fare questa settimana. Questo fatto ci sembra gravissimo perché evidenzia nuovamente come i mezzi d'informazione siano ovunque al servizio dei signore del denaro (in questo caso la famiglia Pellas, propietaria del rum Flor de Caña ed anche la più ricca del Nicaragua). Con queste azioni negano la tanto invocata "libertà d'espressione" che questi giornali ipocritamente esigono e dicono di difendere.

Il comunicato è stato consegnato alla Presidenza della Repubblica del Nicaragua, Procura Generale della Repubblica e all'impresa Nicaragua Sugar Estates Ltd.-Grupo Pellas.

Movimiento Social Nicaragüense “Otro Mundo es Posible”

COMUNICATO DI SOLIDARIETÀ con la Asociación Nicaragüense de Afectados y Afectadas por Insuficiencia Renal Crónica (ANAIRC)

Managua, 5 marzo 2010

Le organizzazioni nazionali e internazionali firmatarie di questo comunicato, vogliono rendere pubblica la loro solidarietà con le migliaia di ex lavoratori e lavoratrici dell'Ingenio San Antonio, i quali soffrono di Insufficienza renale cronica (Irc).

Consideriamo che sia intollerabile la situazione di abbandono in cui l'impresa Nicaragua Sugar Estates Ltd., che integra il Grupo Pellas, ha lasciato migliaia di lavoratori e lavoratrici che durante anni hanno lavorato, che in Nicaragua produce il rum Flor de caña. Più di 3.600 di questi ex lavoratori e lavoratrici sono morti dall'anno 2000 e in questo momento ce ne sono molti altri che stanno morendo lentamente a causa di questa terribile malattia, com'è l'Insufficienza renale cronica, lasciando i loro figli, figlie e vedove senza nessun tipo di protezione.

Consideriamo che il Grupo Pellas, uno dei più influenti e ricchi del paese, debba accettare la sua responsabilità nei confronti di questi esseri umani che un giorno sono stati suoi lavoratori e che oggi si trovano in una situazione disumana. Sono condannabili e inammissibile sotto tutti i punti di vista, siano essi di tipo lavorativo, umano, morale o etico, la codizia e l'egoismo che questa famiglia di milionari ha dimostrato al negarsi a risarcire questi lavoratori e le loro famiglie.

Dal luglio 2004, la Legge 456 – Ley de Adición de Riesgos y Enfermedades Profesionales a la Ley No. 185, Código del Trabajo - riconosce che in Nicaragua la Irc è una malattia professionale particolarmente vincolata all'industria dello zucchero, e quindi già non è più un oggetto di discussione la natura della malattia, ma si tratta solamente di applicare la legge.

Dallo scorso 9 marzo 2009, un gruppo di ex lavoratori e lavoratrici e alcune vedove si trovano accampati in condizioni precarie nei pressi della cattedrale Metropolitana di Managua, aspettando la tanto attesa GIUSTIZIA. Durante questo periodo hanno inviato varie lettere al signor Carlos Pellas Chamorro, affinché risponda per i danni causati alla loro salute e alla vita di questi ex lavoratori. Per il momento non hanno ricevuto nessuna risposta.
Per questo motivo, le organizzazioni firmatarie di questo comunicato dichiarano:

- La nostra totale solidarietà con la giusta lotta degli ex lavoratori e lavoratrici dell'Ingenio San Antonio organizzati nella ANAIRC

- Il nostro rammarico e solidarietà che le famiglie di tutte quelle persone morte fino a questo momento

- La nostra richiesta al Grupo Pellas affinché si sieda a negoziare con la ANAIRC i giusti e urgenti risarcimenti per gli ex lavoratori e lavoratrici, per non lasciare che le loro famiglie e quelle degli ex lavoratori deceduti restino nel più totale abbandono

- Il nostro impegno a diffondere e sensibilizzare le popolazioni del mondo sulla campagna di boicottaggio al rum Flor de Caña, come misura di pressione nei confronti del Grupo Pellas, fino a quando non verranno concessi i risarcimenti richiesti dalla ANAIRC

VIVA LA GIUSTA LOTTA DELLA ANAIRC…!!! Risarcimenti SUBITO !

Firmano:

Iniciativa contra los Agronegocios – AAI (El Salvador), ALBA SUD (Catalunya - España), Alianza Mexicana por la Autodeterminación de los Pueblos - AMAP (México), Alianza Social Continental (Centroamérica), Asociación Entrepueblos (España), Asociación Italia-Nicaragua (Italia), Bloque Popular (Honduras), Campaña Quién debe a Quién (España), Collectif Venezuela 13 Avril (Bélgica), Comité de solidaridad internacionalista de Zaragoza (España), Comité pour les Droits Humains "Daniel Gillard" (Bélgica), Congreso Popular (Paraguay), Coordinación UITA Area Privada Chile – CONTALAPCH (Chile), Coordinadora Mesoamericana de la Juventud (Mesoamérica), DITSO (Costa Rica), Cristianos Nicaragüenses por los Pobres (CNP) / Articulación Nacional Comunidades Eclesiales de Base –CEB- (Nicaragua), Educación para la Acción Crítica –EdPAC (España), Ekologistak Martxan (País Vasco - España), Enlazando Alternativas (Europa), Enlazando Alternativas/Alianza Social Continental (Europa-Latinoamerica), En Lucha/En Lluita (Catalunya - España), Fundación Hijos del Maíz (España), Federación de Trabajadores de la Alimentación, Agroindustria, Turismo, Servicio/Comercio y Conexos de Nicaragua – FUTATSCON (Nicaragua), Frente em defesa da Amazonia brasileira (Brasil), Grito de los Excluidos (Mesoamérica), Movimiento Social Nicaragüense “Otro Mundo es Posible” (Nicaragua), Movimento de Justiça e Direitos Humanos (Brasil), Nicaragua Network (USA), Observatorio de la Deuda en la Globalización – ODG (Catalunya – España), Peuples Solidaires (Francia), Sindicato Unico de Pescadores de Nuevas Embarcaciones del Perú – SUPNEP (Perú), Red de Acción en Plaguicidas y sus Alternativas de América Latina - RAP-AL (Uruguay), Red Sinti Techan (El Salvador), REMITE (Perú), Secretaría Regional Latinoamericana de la Unión Internacional de Trabajadores de la Alimentación, Agrícolas, Hoteles, Restaurantes, Tabaco y Afines (Rel-UITA), Colectivo Respuestas a las Empresas Transnacionales – RETS (Catalunya – España), SETEM MADRID - CASTILLA LA MANCHA (España), Sindicato de Paking del Sur Montevideo – SIPASUR (Uruguay), Sindicato Trabajadores Rurales de la Citricultura Salto - SITRACITA (Uruguay), Sindicato de Trabajadores de la Industria de la Bebida y Similares – STIBYS (Honduras), Sucre Ethique (Francia), Unidad de Asentamientos de Guatemala – UNASGUA (Guatemala), Unión de Trabajadores Rurales del Sur del País – UTRASURPA (Uruguay).


© (Testo Giorgio Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua - www.itanica.org )

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07 marzo, 2010

Intervista a Juan Barahona, coordinatore del Fronte Nazionale di Resistenza Popolare in Honduras

Miriela Fernández Lozano - Caminos - Speciale febbraio 2010

Salendo sull'autobus, riconosco i volti di una lotta permanente, ammirabile ed eroica. Penso allora che il viaggio non avrebbe potuto avere miglior destinazione. Juan Barahona, coordinatore del Fronte Nazionale di Resistenza Popolare in Honduras, insieme ad altri leader dell'organizzazione, Carlos H. Reyes, Berta Cáceres - dirigente anche del Consiglio Civico di Organizzazioni Popolari ed Indigene - e Wilfredo Paz, rappresentante del Movimento Contadino dell’Aguan, tra qualche ora saranno di fronte al Che. Visiteranno, a Villa Clara, il complesso scultorico dedicato al Guerrigliero Eroico.

Durante il percorso converso con Juan Barahona. Mi racconta dei suoi tempi da studente quando apparteneva al Partito Comunista. Convincente, e con un sorriso giovane, dice: “Non ho smesso di essere marxista-leninista”. Quindi ricorda i giorni antecedenti il colpo di stato, nei quali il Bloque Popular accentuava la lotta contro il neoliberismo. “Immediatamente, c’immergemmo nel processo politico che vive oggi la nazione centroamericana e nell'organizzazione del Fronte di Resistenza, principale forza per uscire dal marasma e rifondare l’Honduras”.

“Ad otto mesi dal golpe in Honduras, il Fronte Nazionale di Resistenza Popolare svolge un enorme lavoro di organizzazione di tutto il popolo, con copertura nazionale. Nella Resistenza stanno le organizzazioni e movimenti popolari del paese, indipendentemente dai pensieri politici e dalle ideologie.

La Resistenza è l'organizzazione più forte che abbiamo, perché è un movimento sociale ampio, nel quale si sono incorporati tutti quei settori che non hanno avuto tradizionalmente una struttura agglutinante. Pertanto adesso quartieri, cittadine, villaggi, gruppetti di case sono attivi e partecipano in modo organizzato alle mobilitazioni.

Tra il 12 e 13 febbraio abbiamo tenuto la prima Assemblea Nazionale della Resistenza, in cui si è definito il carattere antimperialista, antioligarchico ed antineoliberista del Fronte. Abbiamo inoltre stabilito chiaramente che la conduzione del nostro processo è orizzontale ed includente, e delineato tre linee principali d’azione: organizzare, formare e mobilitare. Realizziamo mobilitazioni costantemente. Lo scorso 27 gennaio facemmo una marcia gigantesca e questo 25 febbraio ne avremo una simile.

Nel documento approvato durante l’Assemblea, affermiamo che siamo indipendenti dai partiti politici. E benché esista grande diversità all’interno del Fronte, riconosciamo che è unito da obiettivi comuni: un’Assemblea Nazionale Costituente e la trasformazione della società honduregna. Una tale organizzazione non l'abbiamo avuta in passato ed è segno di forza e speranza”.

D : In questo momento il governo di Porfirio Lobo prepara una Commissione della Verità. Qual’è la lettura del Fronte rispetto a questa manovra?

“Gli Accordi di San José, firmati giorni dopo il colpo di stato, includevano tra i requisiti per la restituzione del presidente Zelaya, la realizzazione di una Commissione della Verità che facesse chiarezza sugli avvenimenti del 28 giugno. Tuttavia, il piano nordamericano e dei golpisti era di non realizzarla. La avviano adesso, con quest’erede del golpe, quando il Parlamento della Repubblica ha già approvato l'amnistia, affinché i golpisti restino innocenti ed impuniti.

Per noi non ha senso, perché è fuori tempo. Questa Commissione della Verità doveva funzionare dopo che Zelaya si fosse reinsediato alla presidenza. E questo non avvenne. In questo momento non ci sarà punizione per i responsabili delle violazioni che ha vissuto l’Honduras. Nondimeno, con questa manovra i golpisti si propongono un importante obiettivo verso l’estero.

Pretendono dare un'immagine di governo democratico, rispettoso e di ottenere il riconoscimento internazionale. Ciò favorirebbe gli investimenti economici, attraverso aiuti, donazioni e prestiti, che sono stati congelati.

Noi ci siamo pronunciati contro di essi, perché, oltretutto, i designati a tali questioni appartengono al partito al potere. Per il popolo honduregno non ci aspettiamo nulla”.

D : Qual’è la via, affinché denunce e relazioni sulle violazioni dei diritti umani in Honduras siano efficaci, se hanno incontrato il silenzio delle istituzioni di giustizia nel paese?

“Il castigo per i violatori dei diritti umani non giungerà. In Honduras il governo attuale continua a dirigere con le stesse strutture autrici del golpe. La Corte Suprema di Giustizia, il Pubblico Ministero, la cupola delle Forze Armate e della Polizia permangono intatte. Nel Parlamento Nazionale la maggioranza delle deputate ed i deputati golpisti sono stati rieletti.

Nel paese c’è stato soltanto un cambiamento di facce all’Esecutivo; la politica è la stessa e, inoltre, l'amnistia lascia impuniti i golpisti”.

D : Dal 28 giugno, un'ondata di violenza ha invaso l’Honduras. La nomina di Óscar Álvarez come ministro della Sicurezza, che ha già firmato col governo colombiano un accordo in quest'ambito, può considerarsi una garanzia che la repressione non cesserà?

“Il ministro della Sicurezza Óscar Álvarez esercitò quest’incarico nel governo di Ricardo Maduro Joest, dal 2002 al 2006, periodo durante il quale portò a termine arresti, persecuzioni contro dirigenti popolari ed altre azioni repressive.

Ora ritorna al ministero con molta più esperienza ed in un contesto in cui, a prosecuzione del golpe, continuano ad assassinare giovani, insegnanti, contadini, sindacalisti. Negli ultimi giorni abbiamo perso tre compagni. Mercoledì scorso partecipammo al funerale di un sindacalista della previdenza sociale. Non abbiamo speranza che la repressione finisca, perché per i golpisti è un metodo che consolida questo governo e difende gli interessi dell'oligarchia.

Ma abbiamo una resistenza, molto forte, organizzata e mobilitata. E’ questa che potrebbe porre freno o bloccare la repressione che si è scatenata”.

D : Non soltanto la repressione ha approfondito la crisi sociale che vive il paese. Come hanno avuto influenza su questa situazione altre misure, ad esempio, la paralisi dei progetti legati all'ALBA?

“Col colpo di stato il maggior perdente è stato il popolo. Abbiamo smesso di ricevere benefici dall'ALBA, come l'“Operazione Miracolo”, borse di studio per studenti in Venezuela e Cuba sono state cancellate, il programma d’alfabetizzazione si è fermato. Nell’ottobre del 2009 volevamo dichiarare l’Honduras libero dall’analfabetismo e non ci siamo riusciti.

Come Fronte cercheremo di risolvere questa situazione, attraverso gli aiuti dei governi dell'ALBA. Ci stiamo organizzando per farci carico di quei progetti ed avviarli attraverso la Resistenza”.

Come in altre occasioni, Barahona ha ribadito l’impegno del Fronte per un nuovo destino dell’Honduras e la decisione di non stabilire dialoghi coi golpisti. La Resistenza si sta preparando anche come forza elettorale verso le elezioni del 2013, per conquistare la realizzazione di un’Assemblea Costituente.

“Ciò con cui giustificarono il colpo di stato fu la quarta urna. Ma più che della consultazione, ebbero paura della Costituente, perché avremmo affidato il potere al popolo. Adesso realizzare quel sogno è una delle nostre sfide principali. Per questo continuiamo a lottare. Sappiamo che questa è l'unica via per i cambiamenti politici e sociali di cui l’Honduras ha bisogno”.

http://www.ecaminos.org


Tradotto da Adelina Bottero

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La dittatura honduregna contro Manuel Zelaya e le sue azioni di governo

L’ex-presidente ricercato con ordine di cattura internazionale
www.voselsoberano.com - sabato 27 febbraio 2010

Il Pubblico Ministero dell’Honduras ha emesso un ordine internazionale di ricerca ed arresto contro Manuel Zelaya e quattro dei funzionari del governo di sinistra che aveva guidato, finchè il 28 giugno scorso un colpo di stato impose la dittatura fascista che oggi si perpetua nella figura dell'ultraconservatore Pepe Lobo.
Secondo l'ex-presidente Zelaya è un'ipocrisia che, mentre lo perseguitano politicamente, gli autori del golpe che presiedono le istituzioni pubbliche del paese e la cupola dell'esercito, permangano liberi e senza accuse a loro carico. Riguardo a Pepe Lobo ha affermato inoltre: “Mira alla vendetta personale e all’inasprimento della persecuzione politica contro di me, dimenticandosi della riconciliazione nazionale”.
Tale riconciliazione fu promessa in campagna elettorale dal leader del regime, ma non compiuta, poiché la maggior parte della popolazione honduregna aderente al Fronte Nazionale di Resistenza Popolare (FNRP) non è stata accettata, al contrario la dittatura compie una serie di crimini selettivi quali gli assassini, le sparizioni forzate, le torture ed i sequestri.
Perciò Zelaya ha fatto appello alla comunità internazionale affinché “continui a vigilare ed appoggiare gli honduregni nella loro lotta per ripristinare la democrazia”.
Nel frattempo il FNRP ha denunciato che Pepe Lobo sta mandando all'aria i risultati in materia d’educazione, conseguiti sotto il mandato dell'ultimo presidente eletto dal popolo in elezioni libere, legali e legittime, Manuel Zelaya. La Resistenza denuncia: “la dittatura di Pepe Lobo ha già sospeso l’iscrizione scolastica gratuita, il bonus e il pasto scolastico, non rispetta lo Statuto degli Insegnanti Honduregni, interviene illegalmente nelle direzioni dipartimentali d’educazione, rifiuta di trasferire i fondi appartenenti alle Corporazioni Docenti, continua a non stipendiare una quantità importante d’insegnanti e perseguita i direttori dell’educazione dipartimentali e distrettuali.
Similmente, sono note le intenzioni del regime di fatto di privatizzare l'Istituto Nazionale di Previdenza della Scuola (INPREMA), usando allo scopo un sabotaggio finanziario che include il mancato trasferimento dei depositi che gli appartengono per legge”.
Anche il Fronte ha reclamato la sospensione immediata della persecuzione politica contro Manuel Zelaya e la sua possibilità di rimpatrio in sicurezza in Honduras, ribadendo inoltre che non mollerà “fino a conseguire la rifondazione dello Stato attraverso l'installazione dell'Assemblea Nazionale Costituente”.


http://voselsoberano.com/v1/index.php?option=com_content&view=article&id=4321:la-dictadura-de-honduras-carga-contra-manuel-zelaya-y-sus-acciones-de-gobierno&catid=1:noticias-generales

Tradotto da Adelina Bottero

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02 marzo, 2010

Honduras: solo il Popolo organizzato puo’ salvare il Popolo

Ida Garberi*

“Domani, magari dovremo sederci davanti ai nostri figli e dirgli che siamo stati sconfitti. Pero’ non potremo guardarli negli occhi e dirgli che vivono cosí perche´ non abbiamo voluto lottare”.

Mahatma Gandhi


Oggi, domenica 28 febbraio 2010, il grande e belligerante STYBIS (Sindacato dei Lavoratori dell’Industria delle bevande e simili), a Tegucigalpa, ha ospitato un evento cruciale per continuare la lotta; una conferenza patrocinata dal Movimento Ampio per la Dignita’ e la Giustizia che si intitolava “Costituente in Honduras”.

Il Movimento e’ parte del Fronte Nazionale di Resistenza Popolare, e riunisce le organizzazioni dei lavoratori, dei contadini, degli studenti, alcuni sindacati, aggruppazioni religiose e dei datori di lavoro; è destinato a combattere la corruzione a tutti i livelli nel paese e la sua influenza dovra’ essere determinate nell'elezione dei giudici della Corte Suprema di Giustizia (CSJ), del Tribunale Superiore dei Conti (TSC), del Pubblico Ministero (MP) e nelle elezioni generali dei processi interni .

Si ricorda che il movimento è nato dallo sciopero della fame che hanno iniziato otto pubblici ministeri, il 7 aprile 2008 e successivamente ha ricevuto il sostegno e la solidarietà di più di 50 persone provenienti da varie organizzazioni (e’ durato 38 giorni) ed ha permesso al popolo di conoscere la corruzione enorme nell’apparato della giustizia honduregna.

Si sottolinea inoltre che tra i suoi obbiettivi, esiste quello di smascharare i meccanismi di controllo e di dominio di una classe politica corrotta, per definire proposte che possano rendere lo stato piu’ onesto e metterlo al servicio del bene comune.

La conferenza sulla costituente e’ stata introdotta dal pubblico ministero Jary Dixon, che ha sottolineato al popolo presente nella sala, che il libro, redatto con lo stesso titolo della conferenza, e’ solo una guida sull’argomento, che il vero attore che debe stabilire le regole e scrivere la nuova costituzione sara’ sempre il popolo sovrano.

“Lobo potrebbe convocare alla costituente, per riscrivere un’altra Magna Carta a servicio dei potenti, degli oligarca, dei militari: quelli che da sempre hanno governato Honduras. E’ per questo che il popolo debe essere preparato, questa volta non puo’ permettere che un pugno di privilegiati continui ad affamare il paese ed ha saccheggiare le sue ricchezze”, ha affermato Jari Dixon.

Poi, la parola e’ stata presa dall’avvocato Omar Menjivar, che ha fatto un riassunto degli avvenimenti dalla costituzione del 1956 fino ai giorni nostri, rilevando che in questi 53 anni (1956-2009) la forza armata ha sempre avuto il potere reale in forma ininterrotta, anche se negli anni 90 apparentemente e’avvenuta una desmilitarizzazione della vita istituzionale.

La dimostrazione che i militari sempre hanno dettato legge in Honduras e’ proprio il golpe di stato del 28 giugno 2009.

Dunque, la costituzione attuale, che e´stata approvata nel 1982, dall’assemblea costituente dell’anno 1980, non e’ il risultato di un patto sociale tra tutti i settori della societa’, ma solo un contratto tra i gruppi vincolati alle alte sfere del potere economico, imprenditoriale, religioso e militare del paese: il suo obbiettivo non era romper con il passato, anzi, era mantenere a tutti i costi i privilegi conquistati.

Anche se non si puo’ negare che la costituzione vigente permette di definire Honduras come uno stato democratico e di diritto, dopo 27 anni la realta’ ci dimostra che le istituzioni pubbliche si sono convertite in un carico pesante burocratico, che si caratterizzano per la loro inefficienza e corruzione, che mantengono una permanente e sistematica violazione dei diritti umani di un ampio settore della societa’.

Il golpe di stato contro il presidente Zelaya, democraticamente eletto dalla maggioranza della popolazione, smaschera completamente che nonostante la costituzione prevede i meccanismi minimi per preservare la stato di diritto, la classe politica honduregna attuale, con la sua constante trasgressione della cornice costituzionale, ha provocato una crisi politica, sociale, etica, economica e culturale-storica, dimostarndo cosi’ la totale incapacita’, il disprezzo e la negligenza nel rispondere agli interessi della maggioranza.

Il primo passo per dare una soluzione a questa grave crisi strutturale, che dimostra come il sistema attuale sia carente di legittimita’ e governabilita’, e’ la convocazione ad un’assemblea costituente, per costruire un modello di societa’politico e democratico, libero e basato sull’ugualianza, dove siano garantite le condizioni per la piena realizzazione della diginta’ di tutti e di tutte, gli honduregni e le honduregne.

In seguito, l’avvocato Joaquin A. Mejia ha esposto i concetti elementari del diritto costituzionale, da tener presente nell’esercizio di un’assemblea costituente: ad esempio, fino ad oggi in Honduras, il popolo non ha mai votato per eleggere i membri dell’assemblea e neanche ha votato per accettare o respingere il documento emesso dall’assemblea, in pratica dalla fine del periodo coloniale fino ad oggi, il popolo honduregno non ha mai esercitato il suo potere costituente!

Fino ad oggi, in Honduras e’ accaduto il fatto assurdo che il potere costituito (esecutivo, giudiziario e legislativo) ha avuto sempre l’ultima parola sulle vere riforme nel paese, mentre il diritto costituzionale mette in chiaro che solo il potere costituente del popolo puo’ effettivamente riformare completamente la Carta Magna, e convocare ad un’Assemblea costituente.

Pero’, grazie ad articoli rigidi e ormai obsoleti e’ praticamente impedito al popolo la possibilita’ di convocare un’assemblea costituente: attualmente bisogna raccogliere il consenso del 6% dei cittadini iscritti al Registro Elettorale ( una percentuale enorme rispetto ad altri stati democratici!) per chiamare la popolazione ad emettere la sua opinione sulla possibile convocazione di un’assemblea costituente.

Se il 51% della popolazione votante sara’ d’accordo IN TEORIA il Congresso dovrebbe convocare ad un’assemblea costituente: ed ecco che diventa fondamentale una lotta politica sulle strade e la formazione della popolazione, affinche’ cresca questa necessita’ impellente di cambiare le cose.

Alla fine delle esposizioni, diversi cittadini e cittadine hanno espresso il loro interesse a collaborare in questo progetto costituzionale, obbiettivo fondamentale, da sempre, del Fronte Nazionale di Resistenza Popolare.

Ha terminato l’incontro un intervento del dirigente sindacale Carlos H. Reyes, che ha sottolineato che il movimiento della Resistenza in Honduras sta scrivendo un’importante pagina della storia dell’America Latina, dove l’unita’ dei partiti politici che hanno rifiutato il golpe ed i movimenti sociali e’ fondamentale per la vittoria finale.

“Dibattiti come questo sono importantissimi per crescere nel nostro pensiero, per portare nel nostro quartiere le preziose informazioni che abbiamo acquisito ed applicarle, per organizzare la lotta politica”.

“Fino ad oggi la legge ha rappresentato la volonta’ del diritto di chi sta nel potere, e’ giunto il momento di cambiare le cose, di dettare noi, che siamo parte del popolo sovrano, le regole del gioco”.

“La Costituzione del 1982 e’ stata dettata da Negroponte in base all’esperienza del Cile di Pinochet ed ha venduto completamente Honduras agli USA e dalle multinazionali”.

“Come possiamo pretendere democracia da una Carta Magna di cui la Forza Armata risulta essere la unica garante? Popolo di Honduras, dobbiamo darci gia’ una meta, decidiamo in queste assemblee sulla Costituente perche’ il prossimo 28 giugno sia il giorno della Consulta Popolare!”.

Terminata l’assemblea, mi resta un’enorme energia ed allegria dentro, per aver potuto constatare che la lotta continua qui in Honduras, che i fascisti non potranno con un popolo tutto, perche’ come diceva Abraham Lincoln, “si puo’ ingannare tutto il popolo durante un certo tempo, si puo’ ingannare una parte del popolo sempre, pero’ non si puó ingannare sempre tutto un popolo”.

*l’autrice e’ la responsabile della pagina in italiano del sito web di Prensa Latina

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