20 maggio, 2013
Militante e indigeno in Chiapas? Prigione!
Lo chiamano il Prof,
El Profe. E’ ormai un simbolo delle lotte contadine e dei prigionieri politici in Chiapas e in tutto il Messico. Nel 2000 venne arrestato senza mandato di cattura e poi condannato a sessant’anni di carcere. Condannato a scontare una pena equivalente all’ergastolo per un delitto che non ha commesso,
Alberto Patishtán, maestro-contadino di origine tzotzil è un aderente della
Sesta Dichiarazione della Selva Lacandona dell’Esercito Zapatista di Liberazione Nazionale (
EZLN) e rappresenta uno dei tanti casi controversi ed emblematici del sistema di ingiustizia messicano, della fabbrica dei colpevoli e della malagiustizia. Ma è anche un simbolo per le sue lotte che da fuori e da dentro la prigione ha saputo condurre in questi anni a favore delle vittime di abusi giudiziari nel paese e delle popolazioni indigene da sempre ai margini. La famigerata ”Fabbrica dei colpevoli” messicana non si ferma mai.
...continua>>>
HONDURAS: Irruzione in parrocchia, 23 arresti
di Geraldina Colottiin “il manifesto” del 19
maggio 2013
In Honduras si teme per la vita di padre Candido Pineda. Il sacerdote, più
volte minacciato per la sua attività in difesa degli indigeni e dei contadini
poveri, è stato arrestato insieme a 22 esponenti del Frente nacional
deresistencia popular (Fnrp) durante una violenta azione di polizia, nel comune
di la Campa, nel dipartimento di Lempira.La popolazione locale è tutta di
origine indigena, di etnia Lenca, maggioritaria nell'occidente del paese dove
si trova il comune, e subisce le quotidiane prepotenze di mercenari e
latifondisti.Un altro sacerdote, Esteban Méndez, è invece riuscito a sfuggire
alla retata e ha potuto dare l'allarme.Le forze speciali sono entrate senza
mandato anche nella parrocchia infrangendo la legge che impedisce la violazione
di domicilio senza l'ordine di un giudice, ha detto il procuratore per i
Diritti umani, Armando Manzanares, che è anche portavoce del Fnrp
Intibucá. All'origine, un conflitto tra Darwin Andino, nuovo vescovo
dell'arcidiocesi di Santa Rosa de Copan, competente per quella comunità, e lo
scomodo padre Pineda, che il superiore vorrebbe trasferire in altra sede.La
popolazione, però, sta con il parroco e contesta vivacemente l'operato del
vescovo, arrivato un anno fa. Per gli indigeni, il monsignore è «persona non
grata». Lo accusano di complicità con i poteri forti durante il colpo di
stato contro l'allora presidente Manuel Zelaya, che fu deposto ed espulso dal
paese dai militari e da gruppi di destra, il 28 giugno del 2009.La settimana
scorsa, i fedeli hanno cercato di impedire al vescovo di entrare in chiesa, e
lui ha fatto intervenire la polizia, che ha sloggiato armi alla mano i
contestatori. In merito all'episodio, ha preso posizione il Centro di
prevenzione trattamento e riabilitazione delle vittime di tortura e (Cptrt): «È
intollerabile – ha scritto - che la Chiesa cattolica sostenga la repressione
poliziesca per imporre la volontà dei potenti contro il popolo che difende
il suo diritto all'autodeterminazione. Non c'è da stupirsi che il vescovo
Darwin Andino che giustificò la violenza poliziesca e militare durante il golpe
del 2009 ricorra alla repressione per i suoi fini, ma è diritto dei popoli
difendersi quando si sentono aggrediti».Per l'organismo umanitario,
l'allontanamento dei parroci scomodi «mira a disarticolare il movimento per la
difesa delle risorse naturali e dei diritti della madre terra delle comunità
indigene che hanno espresso solidarietà alla persone detenute e ai loro
familiari».In Honduras, uno dei paesi più violenti dell'America latina,
l'impunità e la militarizzazione sono andate aumentando dopo il golpe che
allora portò prima al governo illegittimo di Roberto Micheletti, poi
all'elezione- farsa di Porfirio Lobo, nel novembre del 2009.Anche l'ultima
missione Onu, arrivata a febbraio per verificare la presenza di mercenari e il
loro uso politico, è rimasta lettera morta.Il prossimo 24 novembre si terranno
le elezioni presidenziali. Nove i partiti in lista.Favorita dai sondaggi, la
moglie di Zelaya, Xiomara Castro, che ha fondato il partito Libertad y Refundacion
(Libre) e che è appoggiata dalla sinistra e dai movimenti. Un'inchiesta
condotta a inizi maggio su un campione di 1.200 persone in 18 dipartimenti del
paese le attribuisce il 28% delle intenzioni di voto.A seguire, con il 21%, il
presentatore televisivo Salvador Nasralla, candidato del Partido Anticorrupcion
(Pac), altra formazione nata dopo il golpe.Libre ha presentato una denuncia
contro il fuoriuscito cubano Guillermo Farinas: per «aver minacciato la
candidata Xiomara Castro e aver attaccato con fanatismo il governo cubano».E ne
ha richiesto l'arresto per complicità con i gruppi di estrema destra «che lo
hanno invitato nel paese».
14 maggio, 2013
L´HONDURAS A MILANO
Milano, VENERDI’ 24 MAGGIO, ore 21.00
Presso PUNTO ROSSO – Libreria Les Mots
Via Guglielmo Pepe 14 (angolo Via Carmagnola, MM2 Garibaldi, uscita binario 20)
MONOCOLTURE, AGROCOMBUSTIBILI E REPRESSIONE
Proiezione con presentazione e dibattito del Documentario “Bajo Aguán, grido per la terra”
con:
GIORGIO TRUCCHI, corrispondente della Rel-Uita e collaboratore di Alba Sud
ANDREA DI STEFANO, direttore della rivista Valori
Introduce: Anna Camposampiero, Prc Milano
Bajo Aguán: el grito por la tierra
di Ernest Cañada (Spagna/Honduras 2012) 30'
una produzione Alba Sud - Rel Uita
“E’ un vero e proprio “grido per la terra” quello che si leva dalla valle del Bajo Aguán, una delle regioni più fertili dell’Honduras. La terra qui fa gola a tanti...”
L’agricoltura industriale si traduce in agrifinanziarizzazione, delocalizzazione, estensione della monocoltura e delle agro-energie, con perdita di terreno fertile. Porta con sé l’insicurezza alimentare, il land-grabbing, la privatizzazione e l’accaparramento delle risorse biologiche. In poche parole e in prospettiva: fame e guerre. Il Bajo Aguán, in Honduras, soffre da vari anni un conflitto provocato dalla perdita dell’accesso alla terra e dall’espansione delle piantagioni di palma africana, prodotto che ha visto una grande crescita della domanda internazionale. Dopo il colpo di Stato del 2009 contro il presidente Manuel Zelaya, il conflitto si è acutizzato e si è estesa la repressione contro il movimento contadino, in uno stato di totale impunità.
Organizzano: Ass. Italia-Nicaragua, Cica, C.s.a. Baraonda, Ass. La Comune Luigi Bottasini Onlus, Punto Rosso, Rifondazione Comunista Milano
12 aprile, 2013
HONDURAS: AZIONE URGENTE CASO PEDRO CANALES (ITA)
Azione Urgente
Il Comitato dei
Familiari di Detenuti Desaparecidos in Honduras (COFADEH), si dirige di forma
urgente alla Comunità Nazionale ed Internazionale per trasmettere informazioni
sulla situazione difficile che vive il Difensore di Diritti umani Pedro Canales
Torres, Presidente dell'Associazione per lo Sviluppo della Penisola di Zacate
Grande (ADEPZA):
Pedro Canales
Torres, è vittima di persecuzione eminacce in forma reiterata, utilizzando
differenti metodi:
In aprile 2012, in una chiamata al
suo telefono cellulare con voce autoritaria gli dicevano che dovevano sedersi a
dialogare e negoziare coi rappresentanti del signor Miguel Facusse, in
relazione ai terreni el Curil, Playa Julián, Playas los Hornos ed el Mudo nella
comunità di La Flor
ed altri, esprimendo che volevano
evitare danni gravi che potessero colpire lo stesso Canales e la
popolazione .
Il cinque maggio del
2012, ricevette un'altra chiamata carica di minacce.
Ugualmente è stato
vittima di vari attentati e sabotaggi alla sua automobile, nei mesi di agosto,
settembre ed ottobre 2012, azioni che vanno dalla collocazione di chiodi
galvanizzati nei cerchioni, l'asportazione del tappo dell'olio,il collocamento
di filo spinato legato ai braccetti
dell'auto, fino a mettere zucchero nel serbatoio della benzina;il meccanico
nello smontare il serbatoio ha trovato circa 450 grammi di
zucchero, provocando danni nella
temperatura.
Il ventinove gennaio
2013, una guardia Sicurezza di Miguel Facusse, gli ha manifestato che sono
ormai vicini i giorni nei quali la famiglia di Pedro piangerà lacrime di
sangue, e che avrebbe pagato anche per la pistola che sequestrarono i
poliziotti ai suoi parenti.Riferendosi ad un incidente successo nell'udienza
iniziale contro due compagni del signor Canales, nel quale questa guardia
inviò due giovani armati al tribunale, a
cui successivamente la polizia ha sequestrato le armi, dovuta secondo i
polizziotti alla denuncia realizzata dal signor Canales.
Contesto:
Le minacce di morte
e l'intimidazione dirette a Pedro Canales sono strettamente relazionate col suo
lavoro di difesa dei diritti umani delle comunità che conformano la Penisola di Zacate
Grande. La popolazione ed i comunicatori radiofonici sono stati permanentemente
a rischio venendo incluso criminalizzati nel loro esercizio di difesa.
Il 5 dicembre del
2012, abbiamo presentato una denuncia alla Procura Speciale di Diritti umani
sulle minacce e persecuzione contro i comunicatori della Voce di Zacate Grande
ed i membri del Campamento di Diritti umani.
Sollecitiamo alla
comunità nazionale ed internazionale che esigano allo Stato dell'
Honduras:
-Iniziare un'investigazione indipendente,
esaustiva ed imparziale sulle minacce realizzate contro Pedro Canales, la sua
famiglia ed i membri di ADEPZA;che si facciano pubblici i suoi risultati e che
i responsabili compaiano davanti alla giustizia.
-Sollecitare le autorità a prendere misure
immediate per offrire protezione efficace a Pedro Canales, la sua famiglia ed i
membri di ADEPZA; ed ad implementare efficacemente le misure cautelate concesse
dalla CIDH ai membri della Voce di Zacate Grande .
-Ricordare alle
autorità dello Stato dell’Honduras che è loro obbligo garantire che i difensori
dei diritti umani portino a termine le loro attività senza restrizioni ingiuste
e senza paura di rappresaglie, come stabilisce la Dichiarazione
dell'ONU sui Difensori dei Diritti umani e le risoluzioni dell'OEA.
Inviare gli appelli a:
Jorge Alberto Rivera Avilés
Presidente de la Corte Suprema de
Justicia
Tel (504) 2269-3000
2269-3069
Mail: cedij@poderjudicial.gob.hn
Luis Alberto Rubí
Fiscal General de la República.
Fax (504) 2221-5667
Tel (504) 2221-5670
2221-3099
Abog.
Ana Pineda
Secretaria de Estado en los Despachos de Justicia y
Derechos Humanos
Col. Lomas del Mayab,
Ave. República de Costa Rica, N. 1008; diagonal BAHCAFE, antiguo local de CARE
Internacional.
Tels: (504) 2235-5123,
2235-5124
Tegucigalpa, Honduras. C.A.
ed in copia a:
Comité de Familiares de Detenidos Desaparecidos en
Honduras (COFADEH)
Barrio La Plazuela, Avenida Cervantes, Casa No. 1301
Apartado Postal 1243
31 marzo, 2013
La Banca Mondiale e i supposti abusi dei diritti umani per l'accaparramento di terre in Honduras
[ 25 marzo 2013 ]
Luca Manes, Re:Common per greenreport.it
Al netto di tutta la sua retorica sullo sviluppo e sulla lotta alla povertà, la Banca Mondiale sarebbe profondamente "collusa" con le multinazionali che spesso foraggia con l'abbondante quantità di denaro in suo possesso. Questo ormai è un pensiero molto diffuso, nel Nord come nel Sud del mondo, tra le realtà della società civile globale che chiedono a gran voce una riforma o addirittura una "cancellazione" delle grandi istituzioni finanziarie internazionali. Il tema caldo dell'accaparramento di terre e il ruolo che queste stesse istituzioni giocano per promuovere tale pratica è sempre più dibattuto. Le implicazioni sono molteplici, come dimostra la storia del finanziamento alla società honduregna Grupo Dinant.
A tal proposito, la scorsa settimana un nutrito gruppo di organizzazioni internazionali, tra cui Friends of the Earth International, Global Forest Coalition, Global Initiative for Economic, Social and Cultural Rights e Urgewald ha condannato con durezza una dichiarazione ufficiale con cui la Banca Mondiale ha difeso il suo sostegno alla Grupo Dinant, accusata di violazioni dei diritti umani e dell'assassinio di decine di contadini. Tramite un'agenzia di sicurezza e l'esercito dell'Honduras, la Grupo Dinant dal 2009 avrebbe infatti compiuto una serie di misfatti legati all'accaparramento di terreni agricoli per la produzione di olio di palma, principale attività dell'azienda.
Vari organismi per la protezione dei diritti umani sono in possesso di una consistente documentazione che certifica le responsabilità per questi episodi. Tra questi la Commissione Interamericana sui diritti umani, che ha tenuto un'audizione sulla questione nell'ottobre del 2011. Ciò nonostante il ramo della Banca che presta ai privati (l'International Finance Corporation) nel 2009 ha garantito un prestito di 30 milioni di dollari per il progetto della Grupo Dinant. Almeno metà della cifra sarebbe già stata erogata.
Nelle settimane passate, la World Bank ha ricevuto una petizione firmata da oltre 63mila persone in cui si chiedeva di cessare qualsiasi rapporto con la compagnia, di fatto non sborsando più un dollaro e condannando gli abusi già compiuti. Nel frattempo l'organo ispettivo interno dell'istituzione sta conducendo un'indagine per verificare la fondatezza delle accuse. Per altro, pur difendendo la legittimità del sostegno finanziario accordato alla Grupo Dinant, la stessa Banca ha ammesso che una parte del denaro prestato alla compagnia è stato utilizzato per il training degli esponenti delle forze di sicurezza impiegate in questo arco di tempo.
Un recente rapporto della Ong Rights Action conferma l'uccisione di almeno 88 membri e sostenitori di organizzazioni contadine di base nell'area della valle Bajo Aguan negli ultimi tre anni. Cifre che lasciano senza parole, ma su cui la World Bank dovrebbe iniziare a riflettere. Purtroppo non sembra proprio averne alcune intenzione.
Honduras, le ingiustizie di Zacate Grande di Silvia Giosmin
29 marzo, 2013

Silvia Giosmin, padovana, dopo essersi laureata in biologia molecolare ha lavorato presso l’Ong Manitese dove si è formata sui temi della cooperazione allo sviluppo. Nel 2007 ha intrapreso un viaggio in Africa che l’ha portata ad avvicinarsi al mondo del video, in particolare del documentario. Oggi lavora all’interno della Casa di Reclusione di Padova presso la redazione del Tg2Palazzi: telegiornale organizzato e realizzato dai detenuti stessi, volto a sensibilizzare sui temi dell’attuale condizione carceraria. Inoltre collabora alla produzione di documentari di denuncia sociale all’interno del gruppo Zalab (laboratorio di video partecipativo). L’ultimo lavoro è http://inostriannimigliori.wordpress.com/zalab/. Nel 2009 ha intrapreso un viaggio in Honduras. Ha deciso di pubblicare a puntate il racconto della sua esperienza all’interno del blog:
http://zacategrande.wordpress.com
26 febbraio ’09 – LE CRONACHE DI NARDA -
Non ce la faccio… non riesco ancora a digerire le parole di Narda.
Quella notte ho pianto e mi ripetevo quello che mi aveva detto, per non dimenticarlo più.
Ho pianto per la sua forza, per l’ingiustizia, per la dignità del suo dolore e di quello della sua famiglia e ancora ho il groppo se ci penso… così decido di buttarlo giù e magari mettere un’eco, seppur piccola, alla sua voce… alla fine forse è il mio dovere qui, mettere un’eco a Zacate Grande, per quanto mi è possibile.
Un certo Nasser, proprietario di alcuni aeroporti del Centroamerica, si sposa con la figlia di Facussè e lui, per le nozze, gli regala una spiaggia; dicono che sia una delle più belle di Zacate Grande… ma non posso vederla, perché non si può entrare …posso scorgerla solo da lontano, se prendo una barca e la guardo dal mare.
È in questa spiaggia che viveva Doña Narda con la famiglia, lì vendeva bibite e piatti caldi ai turisti o ai nativi che passavano per la spiaggia.
“Vivevo tranquilla, avevo un lavoro, la mia famiglia e non avevo bisogno di nulla”.
Un bel giorno le hanno detto che il posto dove viveva non era suo e che doveva andarsene.
Doña Narda è una donna forte, non ha studiato, ma capisce quando una cosa è giusta e quando no, e si è rifiutata di andarsene.
Il giorno seguente l’hanno buttata fuori di casa assieme alla famiglia e hanno dato fuoco all’abitazione e alla piccola attività.
¨Sono venuti a chiedermi se accettavo dei soldi e un altro posto dove vivere… dopo che mi avevano distrutto la casa, la mia attività sulla spiaggia… tutto quello che avevo.
Sono venuti per farmi stare buona e io ho risposto che mai, dico, MAI avrei accettato quei soldi e quella casa… che quello che mi hanno distrutto non ha un prezzo, non si può comprare.
Mio marito non era d’accordo, mi diceva che se avessimo accettato quei soldi ora non sarei qui, in questa baracca…
Io gli ho sempre risposto che, se voleva, poteva accettarli lui quei soldi, ma io non l’avrei mai seguito, che preferisco stare qui, ora.
E prima che quelli se ne andassero gli ho detto di dire a Nasser che io ho una cosa che lui non ha.
E loro che mi chiedevano “ma cosa, ma cosa Narda? cos’hai tu che lui non ha?”
E io ho detto che ho una dignità e questa non me l’ha tolta nemmeno lui¨.
Io avevo gli occhi lucidi, Narda ha cominciato a piangere e ha continuato:
¨Quando mi hanno portato in carcere, vedevo ancora la mia casa che bruciava e le mie figlie che piangevano e mi chiedevano quando sarei uscita… io mi sforzavo di non piangere, perché non volevo che le mie figlie vedessero le mie lacrime, non volevo permettere che ciò accadesse. Mi facevo forza e gli dicevo di non preoccuparsi, che presto sarei uscita.
Ho pregato tanto per farmi forza, ma ora, anche se piango, mi fa bene parlare di quello che mi è successo, raccontarlo¨.
Ora Doña Narda vive da tre anni nell’entroterra, poco distante da quella piccola baia paradisiaca, in una capanna di legno e nylon, senza luce, acqua, elettricità… con il figlio e un nipote; le altre due figlie sono nella capitale per studiare, il marito è negli Usa dove fa lo spazzino.
Una delle figlie dopo l’accaduto si è ammalata di depressione, però “non avevo i soldi per mandarla da uno psicologo, perché parlasse del suo dolore…”
Ora credo stia un po’ meglio.
Narda è una donna che non si perde d’animo … lì, nella sua piccola baracca di nylon, mi parlava del suo progetto di mettere la luce in casa, “perché la luce è importante… anche perché mi piacerebbe iniziare a vendere qualcosa da bere e da mangiare alle persone che passano di qui …
Alla gente piace vedere che ci sono nuovi posti dove provare ricette e succhi…”
Io mi guardavo attorno e non vedevo niente a parte la luna e le stelle attraverso i buchi della parete di nylon, ma il suo mi è sembrato un bel sogno.
11 marzo, 2013
Convocatoria all’incontro di formazione per accampamenti d’osservazione in Honduras

Sabato 23 e Domenica 24 Marzo 2013 si terrà il quarto incontro formativo per chi è interessato a partire per gli accampamenti d’osservazione dei diritti umani in Honduras.
A pochi mesi dalle elezioni presidenziali nel paese,
vi chiediamo la piú amplia diffusione di questa iniziativa, in considerazione della grave situazione di violazione dei diritti umani e dell’importanza che dai movimenti di base è stata riconosciuta alla presenza internazionale.
L’incontro inizia Sabato 23 Marzo nel primo pomeriggio, presso il C.S.A. Baraonda,
Via Pacinotti 13, a Segrate (Milano), zona industriale Marconi.
Ceniamo e dormiamo lí, per proseguire domenica mattino e pomeriggio.
Programma dell’incontro formativo:
- introduzione generale: contesto storico, economico, politico attuale
- movimenti popolari in Honduras, la strategia e filosofia degli accampamenti di osservazione
- Requisiti per essere campamentisti
- Ruolo dei campamentisti, obiettivi
- Situazione legale
- Cosa fare durante la presenza nel campamento
- Regole per i campamentisti: coordinamento del campamento, cosa non fare, comportamenti da evitare, come comportarsi in situazioni di emergenza
- cosa portarsi
- aspetti di salute (vaccini prima di partire)
- all’arrivo in Honduras dove andare…
- al ritorno dall’Honduras…..
Saranno presenti ragazze/i per condividere la loro esperienza di campamentisti
“ Credo che il campamento di Zacate Grande sia percepito come una presenza importante dalla comunità, perchè rappresenta un’attenzione, una vicinanza umana che nasce dal basso, e la speranza che non tutti i soprusi del potente di turno continueranno nell’indifferenza generale del Paese e del mondo, ma che esiste ancora un’opinione pubblica, una società civile in grado di fare pressione. Non è necessario fare grandi cose, quando si è campamentisti, credo che l’importante sia esserci, con attenzione discreta, pazienza, disponibilità, con voglia di raccontare” Alessandro.
Vi preghiamo di comunicarci la vostra partecipazione
per ulteriori informazioni contattateci:
Giorgio, 349-5749027
Thomas, 339-1597004
Come arrivare al Baraonda:
Passante ferroviario: Linee Suburbane S5 o S6, femata Segrate
Autobus: Linea Star Lodi Milano-Pioltello fermata edificio “Sinergy” tra le fermate “Lavanderie” e “Bettolino”. Dalla fermata attraversate la strada statale “Cassanese”, percorrete via Marconi (perpendicolare rispetto alla fermata) dopo 150 mt sulla destra c’è il csa Baraonda. La linea Star-Lodi ferma a Milano in P.zza Aspromonte e P.zza Gobetti
Tangenziale est: Prendere l’uscita 8-Lambrate verso via Rombon (SP103). Continuate su SP103-Cassanese proseguendo dritto alla rotonda con l’esselunga di Segrate a sinistra. Al semaforo successivo girate a sinistra in Via Marconi. Percorrete 200 metri e trovate il CSA Baraonda sulla destra.
31 gennaio, 2013
Honduras Città modello, zone di impiego, regime speciale: sempre e solo devastazione e saccheggio
Deputati approvano nuove riforme
costituzionali per fare rivivere le 'ciudades modelo' e per vendere, a pezzetti,
il Paese al "miglior" offerente
Managua, 30 gennaio (LINyM)-. Con
110 voti a favore, 13 contro e cinque astensioni, il Congresso dell'Honduras ha
approvato nella notte di mercoledì 23 gennaio la riforma di tre articoli della
Costituzione (294, 303 e 329) dando così vita alle Zone di impiego e sviluppo
economico soggette a Regime speciale, riportando sulla scena le città
modello (charter cities).
Nell'ottobre scorso, il
plenum di magistrati della Corte suprema di giustizia, Csj, risolse di
dichiarare incostituzionale il decreto legislativo 283-2010, col quale i poteri
esecutivo e legislativo pretendevano di creare le Regioni speciali di
sviluppo. La decisione venne presa dopo che, alcuni giorni prima, quattro
dei cinque magistrati della Sala Costituzionale erano giunti alle stesse
conclusioni e avevano accolto i più di 50 ricorsi d'incostituzionalità,
presentati da organizzazioni sociali, associazioni di giuristi e
singoli cittadini. Tale progetto, infatti, attentava contro i precetti
stabiliti dalla Costituzione, come la forma di governo, il territorio e la
sovranità nazionale.
Secondo l'avvocato Fredín Fúnez,
il nuovo progetto approvato dai deputati potrebbe addirittura peggiorare la
situazione e l'impatto diretto sulla sovranità nazionale e i diritti della
popolazione honduregna sul proprio territorio nazionale. Fúnez è membro dell'Associazione dei giuristi per lo stato di diritto
ed è uno dei cittadini che lo scorso settembre hanno denunciato il
presidente della Repubblica Porfirio Lobo, il presidente del Congresso
nazionale, Juan Orlando Hernández e ben 126 deputati per il delitto di
"tradimento della Patria". La LINyM ha conversato con
lui.
- LINyM: I deputati hanno approvato nuove riforme
costituzionali e hanno rimesso in gioco le "città modello". Che differenza c'è
con il vecchio progetto?
- Fredín Fúnez: Praticamente
nessuna. L'unica cosa che cambia è il nome: Già non si chiamano Regioni speciali
di sviluppo, ma Zone di impiego e sviluppo economico soggette a Regime speciale.
L'idea è quella di creare dodici regimi speciali¹
che godranno di autonomia funzionale e amministrativa, la cui
creazione avverrà tramite plebiscito o referendum. In teoria, la popolazione che
vive nelle zone prescelte sarà ascoltata e il suo parere sarà vincolante.
Nonostante ciò, sappiamo perfettamente i metodi che usano i settori
dell'oligarchia e della politica nazionale per convincere le
persone...
Queste riforme continuano a essere incostituzionali, in
quanto attentano nuovamente contro i precetti stabiliti dalla Costituzione,
come la forma di governo e il territorio. Ciò che stanno cercando di fare è
di mascherare le loro vere intenzioni di vendere la Patria e la sovranità
nazionale, usando con un nome più originale.
- LINyM: Totalmente incostituzionale, quindi? -
FF: Totalmente, perché vogliono riformare tre articoli, ma tacitamente
stravolgono l'intera Carta Costituzionale. Dovremo inoltre studiare il contenuto
e lo spirito della legge che regolerà i Regimi speciali, anche se i deputati
hanno chiarito molto bene quale sarà il suo spirito.
- LINyM: E quale sarà?
- FF: Il proposito
continua a essere quello del saccheggio dell'Honduras. Sono le stesse mafie
commerciali di sempre, che pretendono di venire qui e far valere le proprie
regole e condizioni, lasciandoci senza niente.
-
LINyM: Qual è la risposta della gente? - FF: Continueremo a
lottare affinché la Corte suprema dichiari l'incostituzionalità di questo nuovo
progetto. Continueremo, inoltre, a portare avanti la denuncia contro il
presidente Porfirio Lobo, contro Juan Orlando Hernández e i 126 deputati per
tradimento della patria. Stiamo infatti chiedendo che venga nominato al più
presto il giudice che dovrà seguire il caso.
-
LINyM: I 4 magistrati della Sala Costituzionale che votarono contro le 'città
modello' sono stati destituiti e da più parti si è parlato di un colpo di Stato
tecnico. Crede che l'approvazione di questo nuovo progetto, così come della
legge mineraria e di quella sulla procedura dell'impeachment, abbia anche a che
vedere con conflitti di potere tra i gruppi oligarchici nazionali, i partiti
tradizionali, in vista anche delle elezioni di novembre?
- FF: Ovviamente. L'oligarchia ha progettato, finanziato ed
eseguito un colpo di Stato per potere portar avanti questo e altri progetti di
sfruttamento, per continuare ad appropriarsi delle risorse e dei territori,
questa volta senza il bisogno di usare la violenza. È la nuova forma che usa
il neoliberismo selvaggio. Abbiamo bisogno di una grande mobilitazione
popolare per fermare questo progetto e per difendere la nostra
sovranità.
Note ¹ centri finanziari internazionali, centri logistici
internazionali, città autonome, corti commerciali internazionali, distretti
speciali d'investimento, distretti energetici rinnovabili, zone economiche
speciali, zone soggette a un sistema giuridico speciale, zone agroindustriali
speciali, zone turistiche speciali, zone minerarie sociali e zone forestali
sociali.
© Testo Giorgio
Trucchi - Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione
Italia-Nicaragua - www.itanica.org
25 gennaio, 2013
Spagna-Venezuela La falsa foto di Chávez morente conferma il vero golpismo di media come El País contro l’America latina
Il giornale ritirato dalle
edicole
La patetica dimostrazione di una
stampa sull'orlo dell'estinzione
Di Gennaro Carotenuto
Questa volta hanno dovuto ammettere
il falso. Hanno dovuto ammettere di non aver fatto alcuna verifica. Hanno dovuto
ammettere di aver mancato a qualunque etica professionale. Hanno dovuto
ammettere che a tanto arriva la miseria umana dei disinformatori di professione
che da anni questo sito denuncia.
«El País» di Madrid, giornale da
sempre in prima fila in tutte le campagne di diffamazione contro i governi
progressisti e integrazionisti latinoamericani, ha pubblicato in prima pagina
una falsa foto del Presidente venezuelano Hugo Chávez intubato. Solo dopo alcune
ore e a giornale stampato in distribuzione ha dovuto ritirarla dalle edicole
ammettendo il falso.
Infatti solo dopo che la polemica era
scoppiata in America, e il falso svelato davanti al mondo, il quotidiano
madrileno ha dovuto fare macchina indietro, ritirare la foto dall’edizione
Internet, bloccare la distribuzione del cartaceo (che oggi infatti non è in
edicola in vari luoghi della Spagna) e ammettere tanto il falso come di non aver
verificato né l’origine della foto, né quando fu scattata. Questa proverrebbe da
un video presente su Youtube fin dal 2008. L’operazione di sicariato mediatico
sotto i nostri occhi oscura inoltre, ma non cancella, l’altra parte dell’infamia
orchestrata nel giornale di Suanzes: la scelta di sbattere in prima pagina la
foto di un uomo in fin di vita.
Qualcuno potrà spacciare il caso per
un infortunio, lo fa El País stesso, ma la filigrana della jpg e quella prima
pagina che è già un oggetto da collezione per la storia del cattivo giornalismo,
malcela la soddisfazione per il presunto scoop che il quotidiano madrileno ha
provato a imporre all’opinione pubblica nella presunzione di farla franca come
sempre.
Per chi ha in questi anni studiato
con attenzione la continua overdose di disinformazione al preciso scopo di
destabilizzare i governi democraticamente eletti del Venezuela, della Bolivia,
dell’Ecuador, dell’Argentina e di altri paesi latinoamericani che hanno osato
distanziarsi dall’ortodossia neoliberale e dal fare da passacarte per gli
interessi di multinazionali iberiche come Repsol, Unión Fenosa, BBVA, Santander,
Telefónica eccetera, quella di stanotte è solo l’ennesima conferma che i
giornali mainstream sono in crisi (Il «grupo Prisa», del quale «El País» fa
parte, ha licenziato in ottobre un terzo dei dipendenti) perché hanno scelto di
asservirsi a interessi alieni a quelli dei loro lettori. La crisi dei giornali
non è economica, è innanzitutto etica. Solo profonde riforme dei sistemi
mediatici, che redistribuiscano il potere d’informare democratizzandolo, sul
modello della Ley de medios argentina, la più avanzata al mondo, possono ancora
salvare quel che resta della credibilità del “quarto potere”.
«El País» è oggi il passacarte di
interessi che nulla hanno a che vedere con il diritto dell’opinione pubblica a
essere opportunamente informata. «El País», dove chi scrive ha lavorato, che nel
1978 contribuì a sventare il golpe Tejero a Madrid, ma che l’11 marzo 2004 coprì
bellamente la disinformazione orchestrata dal governo Aznar sulle stragi di
Atocha (accettando per giorni di coprire le responsabilità dell’integralismo
islamista per meri interessi di bottega), è oggi, e l’episodio grottesco della
foto di Chávez lo prova per l’ennesima volta, un media golpista tra i
tanti.
Altre informazioni:
Honduras Da golpista, a funzionario pubblico, a candidato alle presidenziali
Il generale in ritiro Romeo Vásquez lancia la sua
candidatura perché, dice, il Paese ha bisogno di lui
Romeo Vásquez Velásquez (Foto
laprensa.hn)
Managua, 23 gennaio (LINyM)-. L'ex capo dello stato maggiore
congiunto delle Forze armate, Romeo Vásquez
Velásquez, che in giugno del 2009 depose con un colpo di
Stato il presidente legittimo dell'Honduras, Manuel Zelaya Rosales, ha lanciato
la sua candidatura alle presidenziali del prossimo novembre per il partito
Alleanza patriottica honduregna. La sua candidatura è sostenuta da vari settori
delle Forze armate e anche dalla parte più reazionaria della destra
honduregna.
Il generale in ritiro è stato anche uno dei più preziosi
alleati dell'ex presidente illegittimo Roberto Micheletti, ed ha
represso con mano dura le gigantesche mobilitazioni del Fronte nazionale di
resistenza popolare, Fnrp. Per i fatti del 2009, Vásquez Velásquez è stato
denunciato, insieme a tutti i membri della Giunta dei comandanti delle Forze
armate, per una serie infinita di reati, tra cui abuso di autorità ai danni
dell'amministrazione pubblica, espatrio illegale ai danni della sicurezza
nazionale, mancato compimento delle disposizioni giudiziarie che riguardavano il
presidente Zelaya.
Pochi mesi più tardi e dopo
un processo lampo, il giudice speciale e presidente della Corte suprema di
giustizia, Jorge Rivera, lo stesso che ordinò l'arresto mai eseguito di Zelaya,
decise di assolvere tutti gli imputati. In quell'occasione, Rivera disse che
"sebbene gli accusati abbiano riconosciuto la propria responsabilità per i fatti
che il pm segnala come criminosi, di fronte alla mancanza di dolo non si è
potuta accertare, né concettualizzare la commissione del reato". Per questo
motivo, Rivera decise l'archiviazione definitiva del caso.
Secondo fonti militari, la decisione di esiliare il presidente Zelaya fu
presa in quanto si trattava della "migliore soluzione possibile", all'interno di
un momento particolarmente critico che stava vivendo il Paese. "Gli imputati si
giustificano dicendo che hanno preso questa decisione a causa del gran
pericolo che correva il paese e per proteggere i beni e la vita degli
honduregni e degli stranieri residenti", ha spiegato Rivera, giustificando
una sentenza che la maggioranza della popolazione ha definito
vergognosa.
Dopo questa decisione, che non ha fatto altro
che aumentare il senso d'impunità tra la gente e approfondire la rottura
dell'ordine costituzionale e democratico nel Paese, l'ex generale Vásquez
Velásquez fu "premiato" dal nuovo presidente della Repubblica, Porfirio Lobo,
con la carica di direttore dell'ente statale delle Telecomunicazioni (Hondutel).
Una carica ricoperta fino a qualche giorno fa, quando dovette rinunciare per
lanciare la propria candidatura presidenziale. Attualmente, Hondutel si trova
sull'orlo del commissariamento e della privatizzazione.
"Lotteremo per portare ordine e sicurezza nel Paese e per
combattere la corruzione e l'impunità, affinché possano fluire gli investimenti
e si possano creare nuovi posti di lavoro", ha detto Vásquez. "La patria ha
bisogno di me. Voglio dirigere i destini dell'Honduras come Presidente, perché
sono convinto di poterlo fare avanzare", ha concluso l'ex generale
golpista.
La decisione di Vásquez ha
suscitato forti reazioni da parte di vari settori della società. Il Blocco
Popolare ha pubblicato un comunicato nel quale lo considera responsabile
della "brutale violenza contro la popolazione civile durante la dittatura di
Roberto Michelletti Bain" e degli oltre "200 omicidi politici e più di 7
mila violazioni dei diritti umani", si legge nel comunicato.
"La candidatura alla presidenza di un delinquente e assassino
come Romeo Vásquez, dà un'idea chiara del bisogno immediato che abbiamo di
rifondare la patria", conclude il Blocco Popolare. Per domani (oggi per chi
legge), 24 gennaio, la Resistenza honduregna ha indetto una
manifestazione nazionale, a cui parteciperanno tutti i settori della società
"scontenti, indignati e vittime delle politiche repressive imposte dal
governo".
© Testo Giorgio
Trucchi - LINyM Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione
Italia-Nicaragua - www.itanica.org
In Centroamerica i lavoratori delle piantagioni di canna da zucchero continuano a morire
Un video che sfida la logica perversa
della "malattia misteriosa"
Cañeros © Foto
solo-opiniones.com
Managua, 23 gennaio (LINyM)-. Durante
gli ultimi due anni, le più importanti agenzie di stampa internazionali sembrano
avere scoperto che nelle piantagioni centroamericane di canna da zucchero, in
modo particolare in quelle del Nicaragua e del Salvador, decine di migliaia di
lavoratori (cañeros) si ammalano e muoiono di Insufficienza renale cronica,
Irc.
Ciò che accomuna la maggioranza di articoli,
reportage fotografici e materiali audiovisivi prodotti è l'assoluta
mancanza di prove scientifiche circa le cause di questo massacro. Per tutti si
tratta di una "malattia misteriosa", di un qualcosa che non si capisce bene, che
però c'è ed uccide inesorabilmente. Una soluzione super partes che
di certo attenua le polemiche sorte intorno alle imprese nazionali e
internazionali che sono proprietarie delle più grandi piantagioni di canna da
zucchero del Centroamerica. In pratica, confondere le idee per
insinuare il dubbio e nascondere la verità.
Alcuni
anni fa, durante un'intervista, la Dott.ssa Cecilia Torres, esperta di
Salute occupazione dell'Università nazionale autonoma di León,
Nicaragua, da poco scomparsa, mi disse: "Che cosa succede quando un
lavoratore viene pagato poco più di un dollaro per ogni tonnellata di canna da
zucchero tagliata? Questa persona si ammazza di lavoro pur di portare a casa uno
stipendio appena decente".
E continuò: "Si tratta di un
circolo vizioso e perverso: salari da fame, condizioni precarie di lavoro,
temperature che sfiorano i 50 gradi centigradi, uno stato di forte
disidratazione e il consumo di acqua molte volte inquinata con pesticidi.
Se a questo aggiungiamo le condizioni personali di ogni lavoratore e i fattori
ambientali, quella a cui assistiamo è un'aggressione fisica
costante".
Nonostante il titolo che contraddice il
contenuto, uno dei pochi documenti che sfida questa logica perversa della
"malattia misteriosa" è un video, uscito da poco, del fotografo
professionista Esteban Félix, il quale ha condiviso lunghe
giornate con le vittime dell'Insufficienza renale cronica, nei dintorni
delle piantagioni dell'Ingenio San Antonio, a Chichigalpa, dove si produce
il famoso rum Flor de Caña.
Altre informazioni sulla tematica:
© Testo introduzione Giorgio Trucchi -
Lista Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua
- www.itanica.org
22 dicembre, 2012
Gli ultimi Maya, a 15 anni dalla strage di Acteal
Il mondo non finisce il 21 dicembre 2012. Ma
il giorno dopo ricorre il quindicesimo anniversario di una barbara
strage dimenticata, quella di Acteal. Ne furono vittima 45 indigeni
tzotziles (e quindi Maya) del Chiapas, nel Sud-est messicano. Riuniti in
preghiera, chiedevano pace, libertad, justicia y dignidad, ma furono crivellati di colpi
di Luca Martinelli e Giulio Sensi - 18 dicembre 2012
Quando vi sveglierete il 22 dicembre, finalmente consapevoli che il mondo "non finiva quel giorno" (cit.),
cioè che nessun Maya ha mai detto che il 21 dicembre 2012 la vita degli
esseri umani sarebbe scomparsa dal Pianeta, ricordatevi degli ultimi
Maya.
Quelli che vivono nel Sud-est messicano, e la fine del mondo l'hanno
già vista, oltre che annunciata: non era il 21 ma il 22 dicembre, di
quindici anni fa.
Il
22 dicembre del 1997 la furia dei gruppi paramilitari si scagliò sulla piccola comunità di
Acteal, nella zona degli Altos del
Chiapas. Era in corso una “guerra di bassa intensità”: da una parte l'esercito messicano e gruppi paramilitari, dall'altra l'
Esercito zapatista di liberazione nazionale (Ezln), l'esercito indigeno che nel gennaio del 1994 si era sollevato in armi per chiedere
dignidad, justicia y libertad per le comunità indigene del Chiapas.
Le vittime del massacro di Acteal,
45 indigeni assassinati senza che nessuna autorità pubblica muovesse un dito, non erano zapatisti, però. Facevano parte di un'associazione pacifista,
Las Abejas, nata cinque anni prima, e quasi alla vigilia di Natale erano riuniti in chiesa a pregare per la pace.
Las Abejas è nata seguendo il lavoro della Diocesi guidata dal vescovo
Don Samuel Ruiz, il Tatik (padre, in tzeltal) degli indigeni, scomparso
quasi due anni fa, e da vent'anni si batte senza armi per gli stessi
obiettivi degli zapatisti: la pace con dignità.
Quel 22 dicembre il tempo si fermò. Non solo in
Chiapas, non solo nel Messico, ma in tutto il mondo. E anche in Italia,
un Paese che era -allora- capace di indignarsi, e di fare qualcosa per
le ingiustizie del Pianeta. Se ne discusse alla
Camera, con
un'interrogazione promossa dall'onorevole Ramon Mantovani. Ne scrissero, quasi immediatamente, i grandi giornali:
“Gli
squadroni della morte arrivano con il buio. Appena si spegne il sole,
dietro le ultime montagne del Chiapas, tra i contadini di molte contrade
appollaiate sui monti al confine con il Guatemala, s' insinua una paura
tangibile che si materializza in due parole: la 'Maschera Rossa'. I
gruppi paramilitari della provincia di Chenalho dov' è accaduto il
massacro di Acteal si sono soprannominati così. Da mesi terrorizzano le
basi d' appoggio degli zapatisti con una tecnica molto nota. Con la
complicità della notte calano sui villaggi, rassicurati dalle loro
uniformi scure e dai loro AK-47, e seminano paura, maltrattano,
saccheggiano, rubano ed esigono quell' assurda 'tassa di guerra' che qui
gran parte dei campesinos si rifiuta di pagare” scrisse il 6 gennaio '98 Carlo Pizzati, inviato a
San Cristobal de Las Casas per
“la Repubblica”.
La risposta più importante, però, venne dai molti attivisti che
reagirono dando corpo a una stagione di solidarietà con gli indigeni del
Chiapas oggi ridotta al lumicino: le testimonianze della mattanza
mossero la solidarietà, che niente ha potuto di fronte alla mancanza di
giustizia: dopo periodi di detenzione troppo brevi, molti dei
responsabili della strage girano ancora liberamente per la regione e la
loro liberazione ha facilitato il riformarsi di alcune bande
paramilitari così utili alla strategia di contro-insurrezione del
Governo federale e di quello del Chiapas.
È la stessa impunità che vivono gli autori di altre stragi che
insanguinarono la stagione della repressione, come quella della comunità
di El Bosque, sempre negli Altos de Chiapas. L'impunità è scesa
nell'oblio, la lotta per la giustizia no.
Per i media italiani, specie
quelli
mainstream,
oggi il Messico “pesa” solo in quanto narco-Stato e per il problema dei femminicidio.
È passato in secondo piano il tema dei diritti umani, e in particolare
quelli delle popolazioni indigene, che pure dovrebbero essere tutelati
anche in virtù dell'Accordo di libero scambio firmato dall'inizio del
millennio dal Messico e dai Paesi dell'Unione europea.
Noi, però, non abbiamo dimenticato Acteal. Non possiamo
farlo. Se oggi leggete le nostre firme su “Altreconomia”, o i nostri
nomi come animatori di associazioni ed esperienze di movimento, è perché
nel dicembre del 1998, un anno dopo, incontrammo un “testimone” della
strage, che ci raccontò il peso dell'ingiustizia. E ci spinse a lavorare
al suo fianco, per cambiare le regole.
Oggi chiediamo anche a voi di farvene carico: in questi giorni, anche in
Italia, ogni mezzo d'informazione e di comunicazione è invaso da
articoli che riflettono (a vanvera) della “profetica” scadenza della
fine del mondo annunciata dai Maya.
A tutti chiediamo di alzare lo sguardo e guardare ad una vera notizia,
l'ingiustizia e l'impunità di chi seminò morte e terrore in un popolo di
pace che chiedeva solo rispetto e dignità. Invece che alla “fine del
mondo” potremmo contribuire all'inizio di una nuova stagione, per non
far inghiottire la giustizia da un enorme buco nero.
Luca Martinelli, redattore di “Altreconomia”
Giulio Sensi, collaboratore di “Altreconomia”
17 dicembre, 2012
Parlamento destituisce magistrati e apre una nuova crisi politica in Honduras
Honduras
Un colpo di Stato
tecnico? Per molti, dietro la crisi si nasconde il riaccomodamento dei gruppi
di potere honduregni dopo le elezioni interne del mese scorso
Tre anni e mezzo dopo il colpo di stato che nel 2009 depose il presidente
Manuel Zelaya, l’Honduras sembra nuovamente sull’orlo di una crisi
politico-istituzionale.
Alle prime ore del mattino dello scorso 12 dicembre, il Congresso
(Parlamento) ha dato lettura alla relazione della Commissione speciale d’indagine
sulla condotta amministrativa dei magistrati che integrano la Sala
Costituzionale della Corte Suprema di Giustizia.
Subito dopo, con una mozione firmata da non meno di 110 deputati, i
congressisti hanno votato la destituzione di 4 magistrati di questa Sala - Antonio
Gutierrez Navas, Francisco Ruiz, Rosalinda Cruz e Gustavo Enrique Bustillo –,
accusandoli di “avere messo in pericolo immediato la sicurezza cittadina e
perché la loro condotta è stata apertamente contraria all'interesse dello Stato
dell’Honduras", si legge nella mozione che è stata approvata con 97 voti a
favore e 31 contrari.
"C’è stata una cospirazione e dobbiamo occuparci di questo tema. Siamo
qui per difendere gli interessi del paese e non è possibile che si continui con
questi comportamenti delinquenziali", ha detto Juan Orlando Hernández,
presidente del Congresso.
I locali del primo potere dello Stato sono stati circondati da un folto
numero di soldati durante tutta la durata della seduta parlamentare, creando
preoccupazione nella popolazione e negli stessi deputati che non approvavano la
decisione della maggioranza.
Il conflitto che durante l’ultimo anno ha interessato i due candidati
presidenziali del Partito Nazionale, Juan Orlando Hernández e Ricardo Álvarez,
quell'ultimo sindaco della capitale Tegucigalpa, si è ulteriormente acceso durante
le ultime settimane.
Durante le elezioni politiche interne dello scorso 18 novembre, Álvarez aveva
denunciato una frode elettorale che, secondo lui, avrebbe facilitato la
vittoria del suo avversario, il quale gode del totale appoggio del governo.
L’11 dicembre, il sindaco della capitale ha presentato alla Corte Suprema
Elettorale la richiesta di sospensione dell'esecuzione dell'atto impugnato,
chiedendo di fatto di sospendere gli effetti della lettura dei risultati finali
delle elezioni e di svolgere un nuovo conteggio dei voti.
Pochi giorni prima, la Sala Costituzionale, i cui magistrati, secondo vari
analisti politici, risponderebbero agli interessi di gruppi economici che
appoggiano la candidatura di Álvarez, ha emesso una sentenza con la quale
dichiarava l'incostituzionalità della macchina della verità, alla quale sono
sottoposti i poliziotti come parte del processo di depurazione di questa
istituzione.
Questa stessa Sala aveva inoltre rifiutato varie leggi considerate
strategiche dal governo, come per esempio la creazione delle città modello
(charter cities), l’approvazione di nuove imposte per i grandi capitali e una
riforma fiscale.
Lotta tra
poteri
La risposta del presidente Lobo non si era quindi fatta attendere. La
settimana successiva aveva reso pubblico il timore per un nuovo colpo di Stato ordito
da vari gruppi economici e corporazioni mediatiche, accusando direttamente il
direttore dei giornali El Heraldo e La Prensa, Jorge Canahuati, e varie
istituzioni statali.
La creazione di una commissione d’indagine sulla condotta amministrativa
dei magistrati della Sala Costituzionale, così come la destituzione dei 4
magistrati, potrebbe ora creare le condizioni per un conflitto istituzionale,
che avebbe come obiettivo il riaccomodamento dei gruppi di potere che
gestiscono l’economia e la politica del paese.
"Questi magistrati non stanno compiendo il ruolo per cui sono stati
nominati e preferiscono approvare leggi in funzione di gruppi minoritari di
potere, senza rispondere agli aneliti della maggior parte degli honduregni. Non
permetteremo un altro colpo di Stato e qualsiasi tentativo di questo gruppo che
ha finanziato, diretto e promosso il colpo di Stato del 2009, fallirà", ha
detto il deputato del partito di Unificazione democratica, Ud, Sergio Castellanos.
Contraria a questa posizione, la deputata del Partito liberale, Waldina
Paz, ha assicurato che la destituzione è un delitto che potrebbe anche essere
considerato come un tradimento alla patria.
"Questa destituzione è un cattivo messaggio che inviamo alla comunità
internazionale e come ha detto il Procuratore generale aggiunto, Roy Urtecho, può
essere catalogata come un tradimento alla patria, nonché un attacco all’indipendenza
di poteri", ha detto.
Urtecho aveva sostenuto che ci sarebbero stati anche gli estremi per la detenzione
da tutti i deputati che avevano votato a favore della destituzione. Per il
momento, né la cupola dell'esercito honduregno, né l’impresa privata si sono
espressi.
Per Marvin Ponce, vicepresidente del Congresso, questa decisione è
completamente valida es ha precedenti. Nel 1992, infatti, il Congresso rimosse Osvaldo
Ramos Soto dall'incarico di presidente della Corte Suprema di Giustizia, e fece
la stessa cosa nel 1998, quando destituì il Procuratore generale, Porfirio
Navarro.
Nessuna dichiarazione ufficiale da parte del partito Libertà e Rifondazione
(Libre) dell'ex presidente Manuel Zelaya, la cui moglie, Xiomara Castro, ha
ottenuo più di 600 mila voti come candidata presidenziale durante le recenti
elezioni interne.
© Testo Giorgio Trucchi - Lista
Informativa "Nicaragua y más" di Associazione Italia-Nicaragua -
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