04 aprile, 2014

HONDURAS: “Né le pallottole né i machete fermeranno la nostra lotta per l’acqua e la terra”

Giorgio Trucchi
Grave attentato contro la dirigente indigena lenca Maria Domínguez e la sua famiglia.
Il 5 marzo scorso, María Santos Domínguez, coordinatrice del Consiglio indigeno di Rio Blanco e membro attivo del Copinh, è stata attaccata selvaggiamente da cinque individui armati con machete e bastoni, subendo gravi lesioni e amputazioni. Suo figlio di 12 anni e suo marito sono rimasti gravemente feriti. La sua unica colpa: quella di difendere le acque sacre del fiume Gualcarque e il territorio ancestrale Lenca dalla minaccia del progetto idroelettrico “Agua Zarca”. CONTINUA>>>

06 febbraio, 2014

“Oggi è un crimine difendere i diritti umani”. Intervista alla dirigente indigena honduregna Bertha Cáceres

Bertha Cáceres
Orsetta Bellani, Arivista
L’Honduras è il paese più violento del mondo, l’impunità copre l’80% dei delitti e il suo territorio è completamente militarizzato. I movimenti sociali sono vittima di repressione e persecuzione giudiziaria, come nel caso di Bertha Cáceres, coordinatrice del Copinh (Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas de Honduras). Il Copinh è una delle maggiori organizzazioni del paese centroamericano e lotta in difesa dei diritti del popolo indigeno lenca. A causa dell’opposizione alla costruzione dell’idroelettrica Agua Zarca, nella comunità di Río Blanco (Dipartimento di Intibucá), Bertha Cáceres e altri due integranti del Copinh, Tomás Gómez e Aureliano Molina, sono stati accusati di gravi delitti. Abbiamo incontrato Bertha Cáceres alla vigilia delle elezioni del 24 novembre, vinte dal nazionalista Juan Orlando Hernández, proclamato presidente malgrado le numerose accuse di brogli elettorali.
Bertha, di cosa ti accusa la Procura? Come sta andando il processo giudiziario?
La persecuzione giudiziaria è solo un’espressione di tutta la persecuzione politica contro il Copinh ed è una strategia definita a livello presidenziale. Siamo coscienti che con la nostra lotta,
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09 dicembre, 2013

HONDURAS: APPELLO URGENTE!!!

Rio Blanco di nuovo sotto la minaccia di una aggressione armata
con video:
http://www.itanicaroma.org/honduras/161-honduras-avviso-urgente.html
Honduras 8 dicembre 2013

L'escalation di repressione contro le comunità in resistenza che si oppongono all'illegale ed illegittima costruzione di una diga nella comunità di Rio Blanco (dipartimento di Intibucá) è arrivata al punto di violentare la vita quotidiana dei suoi abitanti, hanno denunciato diverse organizzazioni all'inizio di novembre.

L' 1 novembre di quest'anno agenti della polizia onduregna fortemente armati ed incappucciati hanno fatto irruzione nella comunità indigena de La Tejera. Facendo irruzione nelle case cercando il presidente del consiglio indigeno Lenca e minacciando di sparare contro bambini, bambine ed anziani. Questo fatto si somma alla lista di aggressioni con le quali l'Honduras sta perseguitando e criminalizzando le comunità organizzate nel COPINH (Consiglio Civico delle Organizzazioni Popolari e Indigene dell'Honduras).

In questi primi giorni di dicembre le osservatrici e gli osservatori dei Diritti Umani abbiamo constatato l'impatto che hanno questi episodi contro l'integrità fisica emozionale e psicologica in particolare delle bambine e dei bambini di questa comunità che si manifestano in malattie, stress, ansia e paure. Inoltre siamo stati testimoni della continuità della repressione e del controllo di polizia diretto contro le e gli oppositori alla diga.

Di fronte alla possibilità che si ripetano in forma più grave queste ed altre aggressioni nei giorni lunedì 9 e martedì 10 dicembre, giorno internazionale dei Diritti Umani, chiediamo di chiamare ai numeri di telefono riportati qui sotto esigendo la fine delle aggressioni contro la comunità
  • Luis Green - segretario dei Popoli Indigeni e Afro-onduregni SEDINAFROH - Tel.: +504-99584364
  • Juan Carlos Bonilla - Direttore della Polizia Nazionale - Tel.: +504-97002801
  • Commissario della Polizia di Intibucá - Tel.: +504-97118034/27831006
  • Martiniano Domínguez Meza - Sindaco di Intibucá - Tel.: +504-783-0660/0069
  • Ana Pineda - Ministro di Giustizia e Diritti Umani - Tel.: +504-99826801/22356119
  • Sig. Ramón Custodio López - Commissario Nazionale dei Diritti Umani - Tel.: +504-22310204/22310882/22357697
Video – Appello: Allerta Rio Blanco, English , Deutsche
Appoggiano l'appello i seguenti collettivi ed organizzazioni:
•    CADEHO - Cadena de Derechos Humanos Honduras – Alemania 
•    ENCA Enviromental Network for Central America. UK. 
•    Associazione Italia-Nicaragua 
•    RED DE DEFENSORAS DDHH Honduras 
•    CICA  - Colectivo Italia-Centro America 
•    HONSURASDELEGATION Honduras-Alemania

27 novembre, 2013

ELEZIONI HONDURAS 2013 - il dopo




Corrispondenza con un compagno dall’Honduras il giorno dopo le elezioni. Proclamato vincitore Orlando il partito di sinistra Libre accusa brogli. continua>>>
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La Missione Sindacale Internazionale di Osservazione Elettorale ha denunciato ieri le “pesanti prove della frode elettorale” che si sta consumando nelle elezioni di domenica scorsa in Honduras. L’ufficio elettorale centrale infatti ha sancito ieri sera la vittoria del candidato della destra golpista, il leader del Partito Nazionale espressione dell’oligarchia Juan Orlando Hernández, nonostante le denunce del Partido Libertad y Refundación (Libre), formato dagli ambienti vicini all’ex presidente Manuel Zelaya defenestrato nel 2009 da un colpo di stato guidato da esercito e Confindustria. continua>>>
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Doveva cambiare tutto ed invece non cambia nulla in Honduras. Juan Orlando    Hernández, il candidato del conservatore Partido Nacional, ha vinto con un comodo vantaggio, di circa sei punti percentuale su Xiomara Castro, moglie dell’ex presidente Mel Zelaya, deposto dal colpo di stato del 2009, ed esponente della coalizione di sinistra Libre. La Castro, durante la campagna elettorale, aveva chiesto agli honduregni di presentarsi a votare in grande numero e la forte ed inusuale affluenza registrata alle urne aveva fatto pensare ad una vittoria della candidata di Olancho. Niente di tutto questo: a prendere possesso della presidenza il prossimo gennaio, sarà Hernández, attuale presidente del Congresso e garante della continuità con l’attuale governo. Xiomara Castro non ha riconosciuto il verdetto. Parla di brogli che interessano almeno il 20% delle schede e promette la mobilitazione dei suoi a partire da oggi. continua>>>
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Non c’è pace per il piccolo Honduras e per la sua “democrazia di facciata”. Con una inusuale affluenza alle urne (più del 60%), l’Honduras ha votato la scorsa domenica  per eleggere il Presidente, i vicepresidenti, 128 parlamentari e diversi sindaci. Mentre scriviamo questa nota è in atto una “guerra di cifre” sui risultati elettorali e c’è una forte tensione dietro la calma apparente che regna a Tegucigalpa e nelle altre città.
Infatti, mentre continua lo spoglio delle schede (poco più della metà), almeno due partiti dichiarano di disconoscere i risultati elettorali  e denunciano clamorosi brogli. continua>>>

20 novembre, 2013

Honduras, elezioni presidenziali in una crisi dei diritti umani

GIUSTIZIA|
Domenica 24 si svolgeranno le elezioni presidenziali in Honduras, un paese che presenta una drammatica situazione socio-economica e nel quale sono in corso da anni gravi violazioni dei diritti umani.
L’Honduras è uno dei paesi più poveri del continente americano: il 39 per cento della popolazione vive in condizioni di povertà estrema. Secondo le Nazioni Unite, nel 2011 l’Honduras è risultato il paese col più alto tasso di omicidi nel mondo (91,6 ogni 100.000 abitanti). Solo nel 20 per cento dei casi vengono aperte le indagini.
Il paese ha conosciuto negli ultimi anni una profonda crisi politica, col colpo di stato che nel giugno 2009 ha deposto il presidente Manuel Zelaya e la successiva elezione di Porfirio Lobo (chiamato, con un gioco di parole, “il lupo”) nel gennaio 2010. Nel periodo successivo al colpo di stato la polizia e l’esercito si resero responsabili di arresti di massa e torture, rimasti impuniti. Il candidato del partito di governo sostiene la necessità di un’ulteriore militarizzazione del paese.
Amnesty International ha documentato persecuzioni, intimidazioni e aggressioni ai danni di nativi, avvocati, giornalisti nonché una profonda omofobia.
Solo a luglio, nell’arco di 10 giorni, sono stati uccisi tre difensori dei diritti umani: la giudice Mireya Efigenia, l’attivista transgender Herwin Alexis Ramírez Chamorro e il leader nativo Tomás García, esponente del Consiglio civico delle organizzazioni indigene popolari (Copinh), tra i movimenti più perseguitati dalle autorità.
In una lettera ai candidati alla presidenza della repubblica, Amnesty International ha chiesto d’impegnarsi per porre fine alla violenza dilagante e all’impunità che caratterizza le violazioni dei diritti umani.
Il presidente eletto avrà l’opportunità di girare pagina nella storia dell’Honduras. Perché ciò accada, Amnesty International chiede l’immediata adozione di un piano sui diritti umani che possa rafforzare lo stato di diritto, garantire sicurezza agli attivisti, processi per gli autori delle violazioni e giustizia alle vittime.

Honduras al voto, democrazia lontana di Luca Martinelli

A quattro anni a mezzo dal colpo di Stato del giugno 2009 il Paese centroamericano torna alle urne per scegliere il nuovo presidente. Potrebbe vincere Xiomara Castro, moglie di Mel Zelaya, colui che venne deposto dai golpisti.
Altreconomia ha intervistato Karla Lara, cantante impegnata nel movimento di resistenza 
leggilo QUI

22 ottobre, 2013

Mondi Diversi. Honduras: Comunità indigene in lotta per la sopravvivenza

16 ottobre 2013
http://www.manifestosardo.org/mondi-diversi-honduras-comunita-indigene-lotta-la-sopravvivenza/
Rio Blanco - Esercito segue il corteo
Emilia Giorgetti
Sabino Gualinga è il leader spirituale del popolo Sarayaku – i discendenti del Giaguaro -, il cui territorio è incastonato in una zona remota dell’Amazzonia ecuadoriana. “Fin da bambino ho saputo tutto della foresta…conosco la sua vita, fino alla sua più piccola pietra” ha dichiarato nel suo idioma ancestrale di fronte alla Corte Interamericana dei Diritti Umani (CIDH) riunita a San José di Costa Rica nel dicembre del 2012, durante l’udienza che ha visto i Sarayaku vittoriosi contro l’Ecuador. Nessuno li avvisò quando, nel 2002, l’Ecuador concesse i diritti per la esplorazione petrolifera nel loro territorio. Per mesi gli uomini della compagnia, scaricati dagli elicotteri e protetti dall’esercito e dalla polizia, abbatterono alberi, trivellarono e minarono senza curarsi delle proteste pacifiche dei Sarayaku. Per anni i Sarayaku, decisi a far valere i propri diritti, lottarono e scalarono tutte le gerarchie fino ad arrivare alla CIDH e a vincere, ottenendo una sentenza storica: l’Ecuador è stato riconosciuto colpevole di violazione del diritto delle comunità indigene al consenso libero, previo e informato sull’utilizzo delle loro terre ancestrali – sancito dal trattato 169 dell’Organizzazione Mondiale del Lavoro e dalle Nazioni Unite -, è stato obbligato a risarcire i danni subiti dai Sarayaku e a bonificare il loro territorio dalle tonnellate di dinamite abbandonate dalla compagnia. “Chiediamo alla corte che ci protegga” queste le parole della portavoce dei Sarayaku a San José. “Chiediamo che ci lascino continuare in pace con la nostra vita. Sono ormai pochi i popoli indigeni. Anche l’Amazzonia sta scomparendo. Chiediamo di essere consultati quando si programmano attività dannose nei nostri territori. E, se diciamo ‘No’, chiediamo che si rispetti la nostra decisione.”
Río Blanco - esercito protegge i cancelli di SinohydroLe sentenze della Corte, però, non fermano gli interessi economici che, poco a poco, consumano gli ultimi spazi di autonomia dei popoli nativi del continente americano. In Honduras, per esempio, il colpo di stato del 2009 e l’amministrazione che da questo è scaturita, hanno scatenato una vera e propria corsa all’accaparramento di terre ricche di risorse o che rivestono un interesse strategico per il controllo delle rotte del narcotraffico.
La Mosquitia honduregna è una regione inaccessibile di foresta tropicale. Con il pretesto della lotta ai cartelli della droga, gli USA vi hanno già stabilito 3 basi militari dalle quali possono controllare un territorio che galleggia su un immenso lago di petrolio e i cui abitanti rappresentano solo un ostacolo ai progetti di sfruttamento o, nella migliore delle ipotesi, una fonte di mano d’opera docile e a buon mercato. Nelle prime ore del mattino dell’11 maggio del 2012, la popolazione di Ahuas udì gli elicotteri della DEA (agenzia statunitense per la lotta alla droga) volare basso sul fiume Patuca e poi gli spari. Secondo la versione ufficiale, due narcotrafficanti erano stati uccisi nel corso di una operazione antidroga. Ma non ci volle molto perché emergesse la realtà dei fatti: le vittime erano quattro indigeni misquitos – due donne incinta, un giovane e un ragazzo di 14 anni -, colpiti a morte mentre viaggiavano su una imbarcazione tradizionale lungo il fiume. Insieme a loro quattro feriti gravi, tra cui Wilmer, allora quattordicenne, dopo più di un anno ancora ricoverato in un ospedale di Tegucigalpa. E’ assistito dalla madre che, per stargli vicino, ha dovuto lasciare il lavoro e la famiglia e trasferirsi nella capitale. Per gli assassini, invece, nessuna conseguenza: il crimine è impunito come migliaia di altri nel paese.
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03 ottobre, 2013

Honduras: somos todos Berta Cáceres

3 ottobre 2013  di David Lifodi

Qui l’appello a sostegno del Copinh del Collettivo Italia Centro America
Berta Cáceres è il simbolo dell’Honduras che resiste alla dittatura mascherata da democrazia formale, ma anche il bersaglio preferito di un esecutivo che intende schiacciare a qualsiasi costo l’opposizione alle sue manovre di svendita delle risorse naturali del paese.
Oggi l’Honduras è un paese amministrato dalle multinazionali, appropriatesi delle sue ricchezze tramite i proventi economici derivanti dall’estrazione mineraria e dall’edificazione delle centrali idroelettriche: Berta Cáceres si è sempre battuta contro questi progetti ed è per questi motivi che è stata sottoposta alla misura di arresto preventivo. In qualità di dirigente del Consejo Cívico de Organizaciones Populares e Indígenas (Copinh), ha più volte denunciato la costante persecuzione dello stato nei confronti delle comunità lenca del Río Blanco, in lotta per scongiurare la costruzione della diga di Agua Zarca, il cui progetto idroelettrico spiega bene la direzione presa dalla politica economica honduregna negli ultimi venti anni. Adesso il regime golpista che governa il paese ha compiuto un ulteriore salto di qualità: la persecuzione giudiziaria nei confronti dei leader dei movimenti sociali per azzerarne la base. continua>>>

29 settembre, 2013

HONDURAS - Il Caso Berta Caceres (COPINH): il collasso dello stato di diritto in Honduras.

HONDURAS - Il Caso Berta Caceres (COPINH): il collasso dello stato di diritto in Honduras.

L'ordine di custodia cautelare emesso contro Berta Caceres è l'ennesima dimostrazione che lo Stato di Diritto in Honduras e' al collasso. Stato di diritto che da decenni soffre enormi deficienze, ma che in seguito al Colpo di Stato del 2009, è stato ridotto in cenere dai gruppi impresariali militari e politici istigatori dell'assalto al potere legislativo e giudiziale.

La persecuzione nei confronti di Berta, Tomas e Aurelio non è altro che la persecuzione contro il popolo Lenca, i popoli indigeni e i movimenti sociali, eroici difensori dei beni comuni di cui l' elite di potere pretende appropriarsi per un proprio tornaconto economico. 

Attraverso una campagna mediatica orientata a mettere in cattiva luce la lotta del popolo Lenca, accompagnata dalla ostinazione degli operatori di giustizia al servizio del capitale nazionale e straniero, si vuole mettere a tacere la voce del popolo, senza rendersi conto che i Lenca di Rio Blanco stanno difendendo il loro fiume con un impegno sconosciuto a quella gente intrappolata nella schiavitù del sistema feudale imperante in Honduras.

Lo stato ha violato sistematicamente il diritto alla Consultazione e al Consenso, Preventivo, Libero e Informato (CPLI); ignorando Convenzioni e Dichiarazioni firmate e ratificate da quasi 20 anni. I consiglieri giuridici dell'Amministrazione Lobo, per ignoranza o per omissione predeterminata hanno snaturato il CPLI, minando lo "ius cogens" uno dei principi fondamentali del diritto imperativo che protegge gli interessi collettivi fondamentali.
Disgraziatamente i golpisti e i loro amici imbroglioni antepongono l'importanza del capitale agli interessi del popolo.

La morte dei fiumi attraverso la costruzione di dighe, senza tenere in conto le conseguenze del cambio climatico nel sistema delle precipitazioni pluviali, indica la mancanza di visione in relazione ai flussi ecologici e le gravi conseguenze che avrà l'intensificarsi del fenomeno del "niño" nei prossimi anni. Impresari e funzionari statali si trasformano in complici dell'uccisione della maggioranza dei fiumi, perché sono minacciati dal piccolo gruppo di famiglie che approfittano dei prestiti del Banco Centroamericano di Integrazione Economica (BCIE) e dei meccanismi dello Sviluppo Sostenibile (MDL) delle Nazioni Unite.

La campagna di mistificazione messa in piedi da DESA, società implicata nella persecuzione di Berta Caceres, è arrivata fino all'inverosimile, creando false pagine web nelle reti sociali a nome del COPINH, dove è stato anche caricato un video di youtube dove si mostra l'assassinio a bruciapelo di Tomas Garcìa compiuto da membri dell'esercito lo scorso 15 giugno. E' evidente la mentalità fascista degli impresari e dei loro sbirri, che in nessun momento nascondono la loro volontà di aggressione per ottenere il controllo sociale attraverso il terrore.

Insistere con l'incarceramento di Berta e la criminalizzazione del COPINH significa solo distruggere quello che rimane dello Stato di Diritto.

Sambo Creek, La CEIBA, Atlantida (Honduras) 26 Settembre 2013.
Organización Fraternal Negra Hondureña, OFRANEH

24 settembre, 2013

Honduras: Bertha Caceres condannata alla prigione

21 settembre 2013

La festa popolare, la tensione, la speranza, le parole, le canzoni, la presenza di molta gente, è l'ambiente che si vive davanti al Palazzo di Giustizia de La Esperanza nonostante sia stato annunciato che la compagna Berta sia stata condannata alla prigione e i compagni Aureliano Molina e Tomas Gomez siano stati condannati a misure sostituive.
Link:
- Bertha Cáceres después de la sentencia (audio) Parole di Bertha dopo la sentenza
- Bertha Cáceres: “Me declaro perseguida política y prisionera de conciencia“ Mi dichiaro perseguitata politica e prigioniera di coscienza
-        Comunicado Cofadeh “Linchamiento judicial contra coordinadora del COPINH“ Lingiamento giudiziale contro il coordinamento del COPINH

-        Comunicado Ofraneh “Administración Lobo dicta prisión contra líder Lenca, Bertha Cáceres“ L'amministrazione di Lobo condanna alla prigione lider Lenca, Bertha Caceres
-         
Queste sono state le parole del compagno Aureliano Molina “Rettifichiamo la nostra posizione dignitosa con autodeterminazione e sovranità, succeda quello che succeda e ci costi quello che ci costi lo assumeremo come popolo e lo assumeremo perchè non vogliamo delegittimare la lotta dei popoli organizzati nella lotta del COPINH. Entriamo ad aspettare la decisione della Giudice, si mormora che sarà chiesta la prigione preventiva per tutti e tre, allora non dobbiamo fermarci. Non dobbiamo preoccuparci, bisogna continuare a lottare per i popoli che lottano per una vita dignitosa e giusta”.
Da parte sua il compagno Tomàs Gòmez ha detto: “Come COPINH vogliamo dirvi che è importante la lotta, una delle accuse che ci vengono rivolte è di gridare i nostri slogan, è queto un delitto?” Nooooo, grida la gente, con forza e determinazione. “Per esempio gridiamo che “il popolo unito non sarà mai vinto”e “Acqua ed energia non sono mercanzia” . Oggi difendere le risorse naturali e rivendicare la difesa del territorio è un delitto e come popolo indigeno non possiamo permettere, in base alla convenzione 169 della OIT1, che questo continui così. Faremo tutto il possibie per citare in giudizio questi signori, abbiamo visto il pubblico ministero come fosse un legale della DESA 2, che barbarità vivere in un paese come questo”. E conclude dicendo “Non dobbiamo sentirci spaventati, dobbiamo lottare, privatizzare l'acqua è privatizzare la vita e cosa lasceremo in eredità ai nostri figli? Dobbiamo avere alto il morale, costi quello che costi”. E la gente ha risposto, contagiata da questo spirito valoroso “Viva Tomas, Viva Aureliano e Viva Bertha!”
La Rete nazionale dei Difensori insieme a molte organizzazioni a livello nazionale è onorata di far parte di questa festa libertaria per i nostri beni comuni e la non criminalizzazione delle nostre difensiore e difensori!
L'avvocato Victor Fernanndes nelle sue dichiarazioni appunta “ Le misure sostitutive per Aureliano Molina e Tomas Gomez del COPINH sono: firmare ogni quindici giorni, non avvicnarsi alle zone dove sono successi i fatti e rimanre sotto la responsabilità dell'Avvocato difensore, mentre per la compagna Bertha Caceres è stata presa l'illegittima decisione della prigione, per cui oggi è stato emesso un ordine di cattura”.
In modo irresponsabile e temerario è stato anche dato l'ordine di sgombero dell'occupazione della strada che è stata mantenuta  per più di sei mesi con un'azione pacifica e legittima di resistenza delle compagne e compagni lenca e del COPINH.
L'avvocato Fernandez segnala che i capi d'accusa non hanno a che vedere con il loro lavoro e che un'evidente violazione della Convenzione 169 e di altre convenzioni internazionali, e anhce che il comportamento del Pubblico Ministero è contraddittorio con il suo mandato.
Ha annunciato che verrà presentato un Ricorso in appello e presuppone che verrà risolto dal Tribunale di Comayagua che corrisponde a questa zona.
Il compagno e avvocato Fernandez dichiara che quest atto sostituisce una strumentalizzazione della giustizia a favore degli interessi di un'impresa. “Tutto è incerto, se siamo realisti vi è la certezza che gli interessi sono al servizio di interessi transnazionali.  Pepe3 ha persino concocato a lideres usurpatori, c'è l'intenzione di rendere più profonda la criminalizzazione. E' preoccupante, irrispettuoso nei confronti dei diritti dei popoli” e conclude reiterando che “Di fronte a questa ingiustizia, come professionisti e cittadini dobbiamo continuare fino a che prevalga la giustizia per i popoli indigeni e delle loro giuste lotte”
Dichiarazioni di Bertha Caceres, Coordinatrice generale del COPINH, dopo la decisione della prigione preventiva per lei e dello sgombero dell'occupazione della strada Rio Blanco.
“Grazie per il gesto di soldarietà nazionale e internazionale, di mobilitazione contundente che ha realizzato il COPINH, organizzazioni sorelle e le forze sociali e politiche progressiste che si sono unite alla lotta del COPINH.
Condanniamo la decisione della Corte, la Giudice Lissien Lisseth Knight Reyes che ha copiato l'ordine dell'Impresa  Desarrollos Energéticos, sappiamo che ci sono state pressioni dall'alto, la DESA aveva già in mano la sentenza, questa è la giustizia che c'è in Honduras.
Respingiamo la sentenza, le condanne, le accuse, è chiaro che il delitto è difendere i fiumi, l'acqua, evitare che i beni comuni cadano in mano delle imprese private,. DESA si è basata su una concessione illegale ed illegittima e abbiamo denunciato ciò al Congresso Nazionale, cominciando dal  SERNA4 che ha concesso illegalmente questa concessione. Ci troviamo terribilmente indifesi al tenere questo tipo, Rigoberto Cuellar, come Sostituto Procuratore.
Nonostate la decisione, ci manteniamo degne, con la fronte alta, non fermeranno il processo della lotta di emancipazione in difesa dei territori, del fiume, della spiritualità del popolo Lenca. Si sbagliano se pensano che con questa decisione fermeranno la lotta del popolo Lenca.
Dicono che è un delitto gridare i nostri slogan, che siamo agitatori di masse, che le poesie sulla nostra pagina web sono istigazione, l'avvocato Cantillana sta fondando le sue accuse sul razzismo, si riferisce al popolo indigeno come ignorante e ciò è razzismo e noi lo condanniamo.
La sentenza è stata notificata all'Avvocato Victor Fernandez che è stato accusato delle stesse cose in Atlantida, e ciò vuol dire volerci lasciare senza i nostri difensoi.
Hanno ordinato lo sgombero e vogliamo chiedere alla Giudice Knight, come le viene in mente ordinare uno sgombero, come può essere sgomberato un popolo dal suo proprio terriorio quando lo Stato stesso è obbligato a garantire e rispettare il suo territorio e la sua vita? Siamo in contatto con organizzazioni internazionali per denunciare l'espulsione dal nostro stesso territori. Condanniamo anche la presenza militare nella zona attraverso l'Operazione “Libertad”.
Facciamo un appello alla comunità nazionale e internazionale, alle comunità indigene in special modo alla grande giornata di lotta in difesa della cultura e spiritualità, perchè non faremo un passo indietro, in qualsiasi luogo saremo continueremo ad andare avanti ben afferrati a ciò che ci ha insegnato Lempira5.

Mi dichiaro perseguitata politica e come prigioniera di coscienza, non è qualcosa di slegato dal contesto, la lotta giuridica è una delle lotte, aumentare la nostra capacità di mobilitazione è un'altra. Si estenderà la lotta territoriale nelle zone, in difesa dell'autonomia indigena, a Intibucà, Lempira, La Paz, Santa Barbara, raddoppieremo gli sforzi perchè non ci umiglieranno, non ci sentiamo umigliate!
Questi giudici si esibiscono in ignoranza e servilismo e sappiamo che si stanno preparando per profondizzare la criminalizzazione, castigare il COPINH davanti al movimento sociale e di fronte a questa repressione bisogna sollevarsi con forza.
Il COPINH non rimane senza testa, ha una capacità degna e ferma di continuare sempre avanti!

Note:
1 Convenzione 169 della OIT: La Convenzione ILO 169 sui diritti dei popoli indigeni e tribali è stata adottata nel 1989 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), un’agenzia delle Nazioni Unite. La Convenzione riconosce ai popoli indigeni un insieme di diritti fondamentali, essenziali alla loro sopravvivenza, tra cui i diritti sulle terre ancestrali e il diritto di decidere autonomamente del proprio futuro.
Attualmente, la Convenzione costituisce l’unico strumento legislativo internazionale di protezione dei diritti dei popoli indigeni. Ratificandola, gli stati si impegnano a garantire in modo efficace l’integrità fisica e spirituale dei popoli indigeni e a lottare contro ogni forma di discriminazione nei loro confronti.

2 DESA: DESARROLLOS ENERGÉTICOS S.A. È un'impresa privata nata nel 2008 con lo scopo di sfruttare le risorse idroelettriche dell'Honduras.

3 Pepe: Porfirio Lobo Sosa, attuale presidente dell'Honduras.

4 Secretaría de Recursos Naturales de Honduras

5 Lempira: eroe nazionale del XVI secolo, che guidò i popoli indigeni nella resistenza contro i conquistatori spagnoli.




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        Convenzione 169 della OIT: La Convenzione ILO 169 sui diritti dei popoli indigeni e tribali è stata adottata nel 1989 dall’Organizzazione Internazionale del Lavoro (ILO), un’agenzia delle Nazioni Unite. La Convenzione riconosce ai popoli indigeni un insieme di diritti fondamentali, essenziali alla loro sopravvivenza, tra cui i diritti sulle terre ancestrali e il diritto di decidere autonomamente del proprio futuro.
      Attualmente, la Convenzione costituisce l’unico strumento legislativo internazionale di protezione dei diritti dei popoli indigeni. Ratificandola, gli stati si impegnano a garantire in modo efficace l’integrità fisica e spirituale dei popoli indigeni e a lottare contro ogni forma di discriminazione nei loro confronti.
2    DESA: DESARROLLOS ENERGÉTICOS S.A. È un'impresa privata nata nel 2008 con lo scopo di sfruttare le risorse idroelettriche dell'Honduras.
3    Pepe: Porfirio Lobo Sosa, attuale presidente dell'Honduras.
4    Secretaría de Recursos Naturales de Honduras
5    Lempira: eroe nazionale del XVI secolo, che guidò i popoli indigeni nella resistenza contro i conquistatori spagnoli.

appello a sostegno del Copinh – FIRMATE E DIFFONDETE


Venerdì 20 settembre 2013 il pubblico ministero del Tribunale de La Esperanza, Intibucá, Honduras, ha ordinato l’arresto preventivo per Bertha Caceres Flores, coordinatrice del Copinh, organizzazione indigena lenca, nell’ambito di un processo istruito a seguito della denuncia delle imprese che stanno costruire una diga e una centrale idroelettrica sul fiume che fornisce acqua alle nella comunità di Rio Blanco, le multinazionali DESA e Sinohydro. E domani, 25 settembre, dovrebbe essere emesso l’ordine di cattura nei suoi confronti.
Il Collettivo Italia Centro America considera che il processo intentanto da Desa e Sinohydro sia “politico”, perché le comunità indigene della zona e il Copinh, che non sono stati consultati secondo quanto dispone le Convenzione 169 dell’OIL, ratificata dall’Honduras nel 1995, sono in lotta contro il progetto, e da sei mesi occupano pacificamente e in modo continuativo la strada che conduce al cantiere.
Le manifestazioni e l’opposizione hanno già causato due morti tra gli indigeni della regione di Rio Blanco.
Per il momento, il processo ha coinvolto Bertha ed altri due membri del Copinh, Tomás Gómez Membreño e Aureliano Molina Villanueva, mentre si preparano altre denunce a carico di rappresentanti dell’organizzazione.
Vi chiediamo di firmare l’appello a sostegno del Copinh (lo leggete qui sotto, potete aderire inviando una mail all’indirizzo honduras@puchica.org), che verrà in seguito inviato al ministero degli Esteri italiano, e invitiamo chi può farlo a sostenere -attraverso il Collettivo Italia Centro America- le spese legali sostenute dal Copinh, con un versamento sul conto corrente bancario intestato al Collettivo Italia Centro America è IT64 G050 1801 6000 0000 0127 111 (presso la filiale di Milano di Banca Popolare Etica). La causale è “Solidarietà Copinh”
Collettivo Italia Centro America
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Con l’ordine di arresto preventivo emesso nei confronti di Bertha Caceres, coordinatrice generale dell’organizzazione indigena Copinh, il sistema giudiziario honduregno si dimostra complice di un potere politico -che è ancora quello che ha perpetrato il Colpo di Stato del giugno 2009-.
Mentre l’Honduras si prepara a un processo elettorale farsa, per l’elezione del nuovo Presidente della Repubblica, l’arresto di una tra le più riconosciute leader indigene del Paese rappresenta una chiara intimidazione nei confronti di tutti coloro che -in un Paese “svenduto” agli interessi multinazionali- lottano contro mega-progetti idroelettrici, minerari e contro l’accaparramento di terre.
Bertha, tutto il Copinh e il popolo lenca dell’Honduras rappresentano da oltre vent’anni un punto di riferimento anche per la società civile internazionale, per le loro lotte per il riconoscimento dei diritti dei popolo indigeni, primi tra tutti quelli relativi all’accesso alla terra e alla difesa dei beni naturali. Nel 2012, la prigioniera politica Bertha Cáceres è stata insignita, in Germania, del premio internazionale Shalom 2012.
Negli anni, il Copinh si è mobilitato contro decine di centrali idroelettriche, come quella di Agua Zarca a Rio Blanco, dove è in corso da sei mesi l’occupazione pacifica da parte della comunità Lenca. Adesso, però, il regime mostra il “pugno fermo”, slogan elettorale del presidente in carica, Pepe Lobo, perché gli interessi delle multinazionali sono diventati quelli del Paese.
Dall’Italia, dove Bertha e il Copinh hanno tessuto reti di solidarietà da Nord a Sud, manifestiamo solidarietà alla nuova “prigioniera politica”, e invitiamo il ministero degli Esteri ha farsi latore del nostro messaggio di fronte al governo honduregno:
- chiediamo che l’ordine di carcerazione nei confronti di Bertha Caceres venga ritirato, e venga annullata ogni accusa;
- chiediamo l’annullamento delle accuse contro Tomás Gómez Membreño e Aureliano Molina Villanueva, delle misura decise dal giudice nei loro confronti e dell’ordine di rimuovere il presidio contro il progetto idroelettrico di Rio Blanco;
- esigiamo la fine di ogni criminalizzazione del Copinh e dei movimenti sociali del Paese;
- esigiamo il rispetto della Convenzione numero 169 dell’Organizzazione internazionale del lavoro;
- esigiamo la smilitarizzazione delle zone indigene dell’Honduras.
Firme

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